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Big data, banche e assicurazioni nel mirino della European Supervisory Authority

Una delle priorità dell’Esa nel 2016 sarà monitorare la gestione dei dati e valutare se introdurre regole più restrittive a tutela del consumatore. Si accende un campanello d’allarme per le compagnie

13 Ott 2015

Le banche e le assicurazioni europee potrebbero prossimamente confrontarsi con regole più severe relativamente all’uso dei big data, sopratutto quelli usati per la profilazione e il marketing.

Secondo quanto dichiarato recentemente dall’Esa (European Supervisory Authorities, che comprende EBA- European Banking Authority, EIOPA – European Insurance and Occupational Pensions Authority e ESMA – European Securities and Markets Authority), una delle prioritarie missioni 2016 del comitato sarà proprio quello di monitorare l’attuale gestione dei big data e valutare se sia necessario regolamentare con disposizioni più adeguate alla tutela dei consumatori.

Le strategie commerciali e di rinnovamento all’interno di tutte le organizzazioni passano oggi dal digitale e dalle nuove tecnologie; tra queste certamente l’acquisizione e l’analisi dei big data costituisce uno dei temi più importanti del momento, perchè rappresenta una grande opportunità per le aziende per migliorare i propri prodotti o servizi, conoscere meglio la clientela o la concorrenza. Non stupisce quindi, che tutte le organizzazioni siano assetate di dati: i settori finanziari e assicurativi sono tradizionalmente ambiti in cui la raccolta di informazioni ha sempre rappresentato una leva di business e competitività, ma con l’avvento del digitale le modalità che possono essere utilizzate per tale raccolta ha trovato strumenti decisamente molto potenti ed efficaci, spesso al limite del percepito (da parte dell’utente) e molto più invasive. Ma sopratutto, l’Autorità, si interroga sull’uso dei dati.

“Una nuova area di lavoro si concentrerà sulle opportunità e sfide legate all’uso di “Big Data”, così come dei dati personali, da parte delle organizzazioni finanziarie per profilare i consumatori, per identificare nuovi modelli di consumo e poter fare offerte mirate, tema che solleva domande su se e come le imprese stiano rispettando le loro obbligazioni generali – si legge nelle dichiarazioni ufficiali – Ci proponiamo di analizzare l’adeguatezza dei quadri normativi di settore e individuare eventuali misure regolamentari e / o di vigilanza che può essere necessario adottare.”

Fondamentalmente, le autorità di vigilanza europee vogliono monitorare i rischi potenziali e i benefici derivanti per i consumatori da determinati sviluppi del mercato e dalle innovazioni, compresa l’automazione (cioè l’uso di algoritmi) nella consulenza finanziaria, tema che già da dall’inizio di quest’anno la commissione ha preso in esame.

L’interazione, consapevole o meno, con gli algoritmi fa parte della quotidiana esperienza digitale per tutti noi: forse ce ne rendiamo conto maggiormente su Facebook o nelle Google Search, ma è di fatto alla base di molte offerte commerciali che riceviamo, anche da parte di istituzioni finanziarie. Algoritmi e big data sono oggi le armi del marketing digitale, rispetto alle quali il consumatore è nella maggior parte dei casi assolutamente senza difese, perchè algoritmi e big data hanno un super-potere: sono invisibili, ai più. E’ lecito quindi che siano oggetto di grande attenzione da parte del legislatore e delle organizzazioni istituzionali preposte, sopratutto quelle di livello sovranazionale che possono garantire uniformità regolamentare tra Stati.

Vero è anche che il codice batterà sempre le regole: ciò che serve veramente è, come sempre, lavorare sulla cultura aziendale (che sia improntata alla trasparenza e al rispetto del consumatore) e sull’educazione degli utenti web, che devono essere maggiormente coscienti dei meccanismi insidiosi della Rete.

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