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Il mondo dei Bitcoin secondo Lloyd’s

La storica corporazione londinese in un report manifesta cauto ottimismo verso la criptomoneta, ma mette in guardia sui rischi potenziali. Ecco il documento

07 Set 2015

C’è un report di Loyd’s, corporazione inglese delle assicurazioni, “Bitcoin – Risk factors for insurance” (2015) in cui la storica compagnia londinese prende in considerazione il mondo del bitcoin.

E questo è un fatto in sé: niente sembrerebbe più lontano della criptomoneta rispetto al mondo assicurativo. Eppure giocando con i tag possiamo assegnare a entrambe le realtà, assicurazioni e bitcoin, quello di fintech. Le criptomonete (complessivamente sono circa 600 anche se il bitcoin copre oltre 80% del mercato) sono la nuova frontiera della finanza.

Il bitcoin non può più essere più sottovalutato, pur essendo ancora una nicchia (nei valori) rispetto al resto della finanza, e anche il mondo insurance ci si sta avvicinando: già nel 2014 una compagnia US ha cominciato a stipulare polizze contro i rischi connessi ai bitcoin (quelli criminosi) e nel corso di quest’anno è nata il Bitcoin Financial Group, la prima compagnia assicurativa e finanziaria dedicata alle necessità della community bitcoin.

Secondo quanto si riporta nel report, gli investimenti in startup del bitcoin sono stati fino a questo momento circa 660 milioni di dollari, una cifra alla pari con quella degli investimenti early stage in internet startup.

Lo spirito con il quale Loyd’s ha realizzato il report è quello della critica costruttiva: il mercato del Bitcoin sta maturando, ma ancora presenta numerosi elementi di rischio che vanno individuati per essere risolti e per fare della cripto-moneta un’opportunità anche per il settore assicurativo.

Il Bitcoin offre un principale, grande beneficio che rappresenta la sua disruption: offrire un sistema di trasferimento di valuta a basso costo, veloce, che raggiunge in pochi istanti qualsiasi parte del mondo e può essere utilizzato da chiunque, in forma anonima, senza intermediari, è sufficiente avere una connessione a internet. In questa sua essenza sono insiti molteplici rischi, principalmente quelli legati alla cyber security e allo sfruttamento da parte della criminalità organizzata, per “ripulire danaro sporco, per esempio.

Il report affronta questi differenti temi ed è diviso in due parti.

La prima (Operational risks faced by Bitcoin companies ) affrontata da Jerry Brito e Peter Van Valkenburgh, ricercatori del CoinCenter, fa una classificazione focalizza su due principali categorie di cyber risk della criptomoneta, il local vs il global attack. Per entrambe le ipotesi vengano identificati i livelli di rischio, l’intento criminale e le possibili soluzioni.

La seconda parte (Strategic risks to Bitcoin operations), scritta da Garrick Hileman della London School of Economics e Satyaki Dhar (attuale Quantitative Structurer di BNP Paribas Londra) presenta i rischi da una prospettiva più ampia, includendo tra i fattori l’incertezza legislativa e la volatilità del mercato.

Qui puoi leggere la versione integrale del report

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