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Trasformare la vecchia auto in connected car è una cosa semplice

Non si può cambiare auto con la stessa facilità con cui si cambia smartphone. Ma la società di telecomunicazioni Verizon, con una cartolina propone ai millennial l’upgrade dell’auto vecchia in veicolo smart

21 Dic 2015

I confini tra le diverse industrie tecnologiche diventano sempre più labili, e il settore automotive è quello in cui si stanno manifestando maggiori “sconfinamenti”. I casi più noti di aziende tech che oltrepassano le frontiere sono Google o Apple.

Recentemente anche un colosso delle telecomunicazioni come Verizon, operativo sopratutto in Nord America, ha pensato di fare questo passo, lanciando un nuovo servizio chiamato HUM che trasforma una normale auto (a partire da modelli prodotti nel 1996) in un’auto connessa, secondo quanto afferma la società.

Un servizio, quello di HUM, che sopratutto sconfina in un territorio che potrebbe essere appannaggio delle compagnie di assicurazione, in quanto sopratutto mirato ad aumentare la sicurezza, tenere sotto controllo la diagnostica del veicolo, supportare nell’assistenza stradale e nelle emergenze.

Il tutto viene proposto come servizio alla modica cifra di circa 15 dollari al mese.

Lanciato ad agosto, nelle scorse settimane, Verizon ha utilizzato un sistema molto tradizionale come il servizio postale tradizionale, per promuovere HUM, inviando una cartolina ai suoi clienti (in particolare la fascia più giovane) proponendo la trasformazione della loro “vecchia auto” in una moderna auto, smart e connessa. Un servizio forgiato per il mondo statunitense, dove nel mercato auto, il segmento “usato è davvero molto forte e in costante crescita anche sulla base dei dati più recenti e l’età per ottenere la patente di guida è di 16 anni. Un servizio come HUM può contribuire a “dare una svecchiata” a un veicolo un pò datato e renderlo maggiormente sicuro.

Ma in che cosa consiste HUM?

In sostanza si tratta di un’applicazione per smartphone collegata a due dispositivi, uno dei quali si inserisce della porta OBD (on-board diagnostic – quella che viene utilizzata dai meccanici per effettuare la diagnostica dei veicoli), mentre il secondo dispositivo, chiamato “speaker”, è dotato di batteria e connessione Blutooth, si attacca allo specchietto e offre la possibilità all’autista con un solo tocco di chiamare assistenza, parlare a viva voce se accoppiato al telefono.

Il primo device raccoglie dati su una serie di parametri, tra cui il risparmio di carburante, il livello di carica della batteria, la temperatura del liquido di raffreddamento della trasmissione, e segnala i codici di errore del motore.Trasmette queste informazioni in cloud dovel’ applicazione (per iPhone o Android) va a pescarle per avvisare se qualcosa non va bene. Se l’auto auto genera un codice di errore, l’applicazione spiega che cosa significa, raccomanda riparazioni e fornisce anche una stima per quanto costerà. Per le situazioni più preoccupanti, un numero verde collegherà ad un meccanico che aiuterà a diagnosticare il problema. L’applicazione è anche capace di geolocalizzare il veicolo, segnalare parcheggi, farci accedere a sconti in hotel e punti di ristoro.

Tecnologicamente non c’è nulla di particolarmente avanzato nella proposta HUM e anche ciò che porta, rispetto ai veri temi della connected car, è limitato. Infatti, non è nemmeno la prima società in US a proporre device per l’auto di questo tipo.

Tuttavia, HUM rappresenta un interessante caso di come l’evoluzione tecnologica nel mondo auto stia aprendo spazi di business e opportunità per società attive nei servizi digitali, (in particolare quelle di telecomunicazione che hanno bisogno di inventare sempre nuovi prodotti per vendere connettività) che sono in grado di battere sul tempo l’industria assicurativa.

La maggior parte delle funzionalità sviluppate per l’auto connessa sono destinate a migliorare l’efficienza e la sicurezza dell’auto, a garantire al suo proprietario una maggiore assistenza, a raccogliere dati capaci di capire meglio le abitudini della persona al volante. Aspetti che sono di primario interesse per le assicurazioni e che, di conseguenza, tenderanno ad avvicinare questi due mondi (tecnologico e assicurativo) creando non competizione, ma collaborazione a vantaggio del consumatore.

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