Wide Group, il broker insurtech con una doppia anima

Vincitore della categoria “il Broker più innovativo” agli Insurtech Awards 2020, Wide Group punta sulla tecnologia a supporto degli intermediari assicurativi. Dal 2016, ha fatto crescere un network che oggi vale 100 milioni di euro in premi. Gerardo Di Francesco, fondatore ci racconta come ha fatto

24 Set 2020

Donatella Cambosu

Redattore


“L’assicurazione cos’è in fondo? E’ una promessa di pagamento in una situazione del piffero e quando stai vivendo una situazione di questo tipo hai bisogno di una persona al tuo fianco e non di una macchina. Hai paura, hai un forte stress, hai magari un lutto, una malattia grave.  Un imprenditore che è davanti al suo capannone che sta bruciando, non vuole parlare con un call center, vuole avere una persona che lo rassicura’.

Gerardo Di Francesco, fondatore e managing partner di Wide Group, ha passione per quello che fa e una visione delle tecnologie e dell’insurance molto precisa, a tratti controintuitiva rispetto al comune storytelling del mondo insurtech in cui il software si mangerà tutto, per citare un celebre venture capitalist.

Si mangerà, per esempio, il lavoro dei broker secondo molti, sostituendo il loro contributo con chatbot e vari tool di intelligenza artificiale capaci di automatizzare, e sterilizzare, alcuni processi dell’onboarding assicurativo, così come del claim management.

Non così la pensa Wide Group, che ha recentemente ottenuto il riconoscimento come ‘Broker più innovativo” agli Insurtech Awards 2020,  e ha una sua idea in proposito, idea che si è tradotta in tecnologia per il mondo degli intermediari assicurativi e in un particolare modello di business.

“Wide è una insurtech nata a ottobre 2016, fondata da me, Gianluca Melani e Matteo Barbini – racconta Gerardo Di Francesco – ed  è nata concentrandosi sulla digital trasformation dell’intermediazione assicurativa. Fa analisi di processo, applica una tecnologia che viene chiamata RPA – robotic process automation – e un linguaggio di programmazione chiamato Ruby on Rails per automatizzare il lavoro del broker. La nostra infrastruttura è completamente in cloud. Tutto il software lo sviluppiamo noi, internamente, non esternalizziamo nessuna parte. Cerchiamo costantemente giovani talenti in Italia, li assumiamo, li formiamo, li facciamo crescere al nostro interno perché il controllo sulla nostra tecnologia è per noi fondamentale, è in continuo sviluppo e aggiornamento, per cui abbiamo rilasci quotidiani. Adesso ci stiamo concentrando molto con le attività di R&D su UX e customer journey, stiamo applicando metodologie scientifiche alla User Experience per migliorarla ulteriormente e stiamo anche lavorando molto su tutti i temi di connessione con l’ecosistema, con altri player, con tutte le tecnologie che riusciamo a mettere a terra, per favorire il dialogo machine2machine”.

Questa è l’anima ‘tech’ di Wide Group, che è naturalmente sinergica al modello di business.

“Siamo una società b2b2c che cresce prevalentemente tramite aggregazione, cioè ai broker più piccolini noi proponiamo  un pacchetto tecnologico chiavi in mano e di entrare nel network di Wide Group, da ottobre 2016 sono entrati tanti, tanti colleghi. Noi abbiamo iniziato senza finanziamenti esterni, non abbiamo preso soldi da nessuno, banche o investitori, e in 4 anni siamo arrivati a 100mln di euro di raccolta premi, che corrispondono a circa 60mila contratti. Siamo stati fortunati ma anche bravi, penso che possiamo considerarci tra le insurtech italiane di maggior successo a livello di kpi numerici”.

Nel nostro Paese l’ecosistema insurtech è ancora piuttosto piccolo e poco competitivo, l’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi,  ha contato circa 35 startup, e di queste la fetta maggiore va appunto in ambito distribution. Società che scommettono soprattutto nella crescita dell’online nei prossimi anni, considerato che attualmente la vendita di polizze online rappresenta circa l’1% del totale.

“Il nostro punto di partenza è stato diverso – dice ancora Di Francesco – Quanti intermediari ci sono in Italia? Sono ben 200mila, è un numero enorme, è la rete commerciale più forte del mondo. E allora, aiutiamoli questi intermediari, queste 200mila persone, ad abbracciare la digitalizzazione, perché i loro clienti abbracceranno la digitalizzazione in un periodo un po’ più lungo. Quando io ho fondato Wide avevo 31 anni e ho fatto questa considerazione: forse nei prossimi 10, 20 anni la sottoscrizione di polizze online può arrivare al 30%, crescerà lentamente questa percentuale. Io non sono certo che potrò vedere questo scenario assicurativo durante il mio lifetime come imprenditore. Ho scelto un’altra strada, ho preferito essere un po’ più umile, meno glitterato, meno marketing, ma molto tecnico e di impatto, con dei kpi molto misurabili, e i numeri ci hanno dato ragione. Molte società insurtech che erano partite dalla distribuzione, dal b2c online, adesso stanno iniziando a lavorare con gli intermediari perché alla fine è quello che devono fare se vogliono vedere profitti e pagare stipendi”.

Ma c’è anche un altro motivo, in fondo, per cui Wide Group è una tech company con un’anima ‘human’ che ‘non fa licenziare broker’, ma semmai li supporta, ed è un motivo in un certo senso più ideologico, che di business.

“Ci sono dei tipi di messaggi, delle conversazioni, che non possono essere fatte da un computer, ma si svolgono tra persone in carne e ossa. Ci si parla, con un certo calore, guardandosi negli occhi. Nonostante il Covid, nonostante la nostra vita sia ormai sempre più digitale, ci sono esperienze che probabilmente non diventeranno mai completamente digital, o almeno non lo diventeranno per tanto tempo ancora, perché sono espressione della nostra umanità. Vita, morte, salute, i risparmi e i sacrifici di tutta una vita, sono temi sui quali siamo tutti molto sensibili. La tecnologia non deve toglierci queste sensibilità, deve aiutarci a gestirle, essere qualcosa che facilita l’uomo, che lo solleva da determinati pesi e lo abilita in altri contesti.

Quando noi proponiamo tecnologia ai nostri broker è per liberare tempo, per permettere di fare un lavoro ad alto valore aggiunto, di fare consulenza professionale, customer service e tutto quello che serve con maggiore creatività, sfruttando il tempo diversamente, dedicandolo a ciò che è davvero importante”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Donatella Cambosu
Redattore

Scrive di tecnologie, startup e innovazione da oltre 15 anni. Dal 2015 collabora con il Gruppo Digital360, in particolare con le testate Startupbusiness, University2Business, EconomyUp. Collabora con InsuranceUp sin dal lancio del portale avvenuto nel 2015 e ha maturato un'ampia esperienza in ambito insurtech.

Seguimi su

Articolo 1 di 3