Andrea Veltri (BNP Paribas Cardif): cerchiamo idee innovative per un’assicurazione più accessibile e più inclusiva - InsuranceUp

Andrea Veltri (BNP Paribas Cardif): cerchiamo idee innovative per un’assicurazione più accessibile e più inclusiva

“L’Assicurazione + Accessibile” è il tema di Open-F@b Call4Ideas 2021. “Anche clienti di solito non assicurabili possono diventarlo, grazie alla tecnologia”, dice Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation di BNP Paribas Cardif. Che racconta i vantaggi per le startup che parteciperanno al contest

19 Lug 2021

Giovanni Iozzia

Direttore responsabile

Andrea Veltri, Deputy Ceo Digital Transformation, BNP Paribas Cardif

Ascolto, coinvolgimento, apertura. Sono i passi necessari per l’innovazione aperta ma anche per l’inclusione sociale. “Possiamo e dobbiamo lavorare per avere aziende e prodotti più accessibili e più inclusivi. La tecnologia e l’innovazione ci permettono di farlo meglio, coniugando responsabilità sociale e business”. Andrea Veltri, Deputy CEO Digital Transformation, sintetizza così lo spirito e di Open-F@b Call4 Ideas 2021, il contest internazionale promosso con InsuranceUp giunto all’ottava edizione. Il tema quest’anno è “L’Assicurazione + Accessibile”. Fino al 26 settembre si cercano idee e soluzioni per una comunicazione più semplice, un’esperienza più fluida, risposte più veloci. Con un obiettivo ambizioso: essere sempre più vicini ai clienti e favorire l’inclusione sociale offrendo la possibilità di proteggersi a più persone possibili.

Andrea, che cosa vuol dire assicurazione + accessibile?

Rendere l’assicurazione più accessibile, che è la mission di BNP Paribas Cardif, significa definire un percorso che garantisca maggiore accessibilità alla Protezione con un duplice approccio, da un lato la semplicità e la personalizzazione e dall’altro l’inclusione di nuove fasce di popolazione. Concretamente significa far sì che anche clienti di solito non assicurabili possano diventarlo. L’assicurazione non può essere un lusso, non può, ad esempio, escludere aprioristicamente chi ha determinate patologie o trascurare chi ha oggettive difficoltà a comprendere le condizioni di polizza.

Questo significa che oggi le assicurazioni non sono ancora per tutti?

E’ un dato di fatto, anche se è legittimo che si trovino dei mitigatori per i profili considerati ad alto rischio. Questo non significa però doverli escludere. Faccio un paio di esempi banali. Molte polizze collettive hanno parametri che escludono chi ha un rapporto peso-altezza-circonferenza vita fuori dalla norma. Non è neanche previsto un premio più alto. Non si fa proprio la polizza. Provate a cercare una polizza contro la perdita di impiego, tema molto di attualità. E’ facile se siete impiegati di una grande azienda, ma se invece siete un badante e il rischio è il decesso del datore di lavoro che è anche il destinatario delle vostre cure e quindi non proprio in ottima forma?

Questa è una questione di regole assicurative. Che cosa c’entra la tecnologia?

C’entra e anche molto. Faccio un altro esempio: il diabete è una malattia di cui è difficile prevedere le complicanze. Quindi i diabetici di solito non li vuole assicurare nessuno. Negli Usa hanno sviluppato app certificate come fossero farmaci che ti seguono nel tuo stile di vita e nelle cure. Io compagnia ti garantisco la copertura, se tu segui le indicazioni dell’app. In questo modo la tracciabilità dei comportamenti resa possibile dalla tecnologia mi permette di portarti sotto l’ombrello assicurativo.

Quindi con Open-F@b Call4Ideas quest’anno cercate idee hi-tech per portare sotto l’ombrello assicurativo chi attualmente fa fatica a ottenere questa protezione?

Certo ma cerchiamo anche soluzioni che rendano l’assicurazione più semplice, trasparente, veloce. E quindi più inclusiva. È un obiettivo ambizioso perché questo è un mondo tutto da esplorare per le compagnie: oggi rappresenta ancora un’area con piccoli numeri e rischio elevato. Siamo però convinti che con le tecnologie digitali, la tracciabilità prima fra tutte, si possa contenere il rischio e dare quindi un servizio anche a chi oggi non può averlo.

Open-F@b è un progetto di open innovation longevo. Che cosa è cambiato in otto anni? Che cosa avete appreso da questo lavoro continuo con le startup?

Noi abbiamo imparato a lavorare con gli MVP (Minimum Viable Product, ndr.) e i proof of concept e le startup a confrontarsi con le dinamiche complesse di un incumbent. Ma non puoi chiedere a un’impresa neonata, con poche persone, di parlare con tutte le funzioni di una grande azienda. Così abbiamo cominciato a creare piccoli team focalizzati. Il lavoro del nostro R&D in questo senso è stato fondamentale: è stato l’orchestratore della complessità necessario per fare open innovation. E poi, lavorando con le startup, abbiamo ritrovato il gusto di sentirsi coinvolti in un progetto, la soddisfazione di arrivare al rilascio. Insomma, abbiamo sperimentato lo spirito imprenditoriale in azienda.

Avete anche sviluppato nuovi prodotti e servizi con le startup…

Sì e lo abbiamo fatto andando alla radice dell’open innovation. Quando decidi di fare qualcosa di nuovo o ti affidi al consulente generalista, che ti offre soluzioni solide ma standardizzate o riesci a trovare il migliore specialista. È quello che è accaduto ad esempio con D-Heart, startup vincitrice dell’Open-F@b 2016 con il suo elettrocardiografo portatile: l’abbiamo vista crescere e messa al centro dei nostri Healthy Corners. Quest’anno torniamo a cercare anche business idea, come all’inizio, da accompagnare dai primi passi verso la crescita.

Lavorare con BNP Paribas Cardif non è però l’unico vantaggio per chi partecipa al contest…

No, con tutte le startup che nel corso degli anni hanno partecipato alla call, e sono tante (500 candidature e 80 idee selezionate dal 2014, ndr.), si è creato un network prezioso per tutti. E poi in otto anni una cosa non è cambiata: questa non è una call per cercare il più bravo o per dare un premio ma per trovare un compagno di viaggio, un partner con cui fare qualcosa insieme. Nel corso del tempo è cambiata la dimensione. Siamo partiti dall’Italia, poi abbiamo ampliato il progetto a livello internazionale per portare in Italia idee innovative dovunque fossero, quest’anno torniamo a concentrarci sull’Italia.

Perché il focus torna sull’Italia?

Vogliamo individuare idee e talenti italiani da portare verso l’Europa. E per farlo abbiamo stretto una partnership con PNI Cube, l’associazione che riunisce gli incubatori e le business plan competition accademiche italiane. Un potente serbatoio di creatività imprenditoriale quello delle università, a cui pensiamo di poter offrire un’opportunità di visibilità internazionale.

Come sarà data questa visibilità internazionale?

In diversi modi. Intanto tutti i progetti selezionati entreranno in Scoop, la piattaforma di Open Innovation di BNP  , utilizzata all’interno del Gruppo per condividere, gestire e promuovere la cooperazione con le startup e vista in tutto il mondo. C’è poi un’altra opportunità: i tre team vincitori saranno accompagnati in BivwAk!, l’acceleratore di BNP Paribas, una boutique dell’innovazione in pieno centro a Parigi. Le startup ospitate hanno il vantaggio di una relazione diretta e semplificata con tutte le società del gruppo. Quindi chi arriverà in fondo a Open-F@b Call4Ideas entrerà nell’ecosistema dell’innovazione di BNP Paribas…

Noi vogliamo offrire opportunità concrete di crescita e di investimento. BNP Paribas è l’unico Gruppo Finanziario a rappresentare le tematiche fintech e insurtech a Station F, una delle maggiori piattaforme di innovazione al mondo, dove proponiamo con Plug n Play un programma di accelerazione esclusivo. I vincitori potranno, quindi, entrare nei batch di Plug and Play, che gestisce lì l’acceleratore fintech, e saranno presentati al C. Entrepreneurs Fund, il fondo venture capital di BNP Paribas Cardif gestito da Cathay Innovation, un fondo francese di respiro globale che ha risorse per oltre 1,5 miliardi di dollari.

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Giovanni Iozzia
Direttore responsabile

Direttore di EconomyUp e InsuranceUp, ha studiato sociologia ma da sempre segue la tecnologia. È stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.

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