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Benefit Corporation, il business come forza per migliorare il mondo

Che cosa hanno in comune una società che produce olio e una che fa tecnologie spaziali? Entrambe sono B Corp, un modello d’impresa profit innovativo e sano che sta cominciando ad affermarsi anche in Italia

21 Gen 2016

Benefit Corporation è una definizione che a prima vista potrebbe sembrare una sorta di contraddizione in termini. In generale, siamo infatti abituati a pensare alle aziende che fanno profitti come a delle entità che non hanno nella loro missione fare del bene, a eccezione magari di quelle che definiscono appositi programmi di Csr (Company social responsability) che però sono, appunto, programmi specifici e non elementi strutturali della organizzazione. D’altro lato, siamo anche abituati a pensare che le organizzazioni che fanno del bene siano quelle che vengono normalmente definite no-profit, quindi che non generano profitti. E’ questa dicotomia molto netta e molto consolidata che ci fa d’istinto pensare che le parole benefit e corporation siano in contrasto tra loro.

Ciò però non è più vero, perché tra i tanti cambiamenti di tipo paradigmatico e strutturale che stanno avvenendo in questo momento storico uno dei più significativi è proprio il superamento della incompatibilità tra generare profitti e allo stesso tempo benefici sociali e ambientali. Tale superamento avviene perché sempre più frequentemente le imprese, comprese quelle più innovative e quelle in fase di startup, fanno propri concetti legati al positivo impatto su società e su ambiente e tali concetti non sono più declinati semplicemente con programmi appositi ma diventano parte del Dna strutturale dell’organizzazione che mantiene il carattere di impresa, quindi la capacità di generare fatturati, utili, creare posti di lavoro, attrarre investitori, quotarsi sui mercati borsistici ecc.



Le Benefit Corporation sono una realtà molto concreta che è ben illustrato nel Manuale delle B Corp che da dicembre scorso è disponibile anche nella traduzione italiana (*). Il manuale illustra sia le metodologie sia la struttura che una B Corp deve avere per potere essere considerata tale e racconta storie di aziende che hanno scelto questa strada. Per diventare Benefit Corporation serve conoscere il modello ed è una operazione che possono fare sia aziende già esistenti sia aziende in fase di costituzione, aziende di ogni dimensione e settore e di ogni Paese. In particolare, l’Italia dallo scorso 22 dicembre è il primo Paese dopo gli Usa a definire a livello normativo l’affermazione delle Benefit Corporation con una legge apposita che è stata approvata dal Parlamento e che è stata scritta di concerto con i massimi esperti di Benefit Corporation italiani tra cui spicca il nome di Eric Ezechieli che per primo a realizzato una B Corp nel nostro Paese. Oggi in Italia le B Corp sono una decina, (un elenco completo si può consultare sulla pagina dedicata all’Italia del sito delle B Corp europee a questo indirizzo), il nuovo concetto d’impresa accomuna realtà molto diverse tra loro: si va da società come D-Orbit (che si occupa di tecnologie spaziali) alla Fratelli Carli SpA, produttori dell’omonimo olio. Questa varietà dimostra come effettivamente imprese di ogni settore e industria possano oggi scegliere di essere delle benefit corporation; in futuro, tale elemento diventerà una discriminante anche per il consumatore.



Un’altra considerazione che ha particolare rilevanza è il profondo cambiamento di prospettiva che arricchisce sia il territorio in cui le B Corp operano, sia l’esperienza dell’imprenditore e del concetto stesso di imprenditorialità che, al pari di altri elementi come il superamento dell’individualismo imprenditoriale, del superamento concetto negativo di fallimento, dell’approccio aperto all’internazionalizzazione e alla relazione con i soci di capitale, segna profondamente il nuovo corso della cultura d’impresa. Le Benefit Corporation sono uno dei segnali maggiormente limpidi e significativi tra quelli che contribuiscono a darci oggi elementi per intuire e prevedere in che modo il mondo sta cambiando, sono segnali che hanno, come detto, portata paradigmatica e quindi ostinarsi a considerare questo periodo come una ‘semplice’ crisi economica è un errore che porterà quelle organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore che non lo comprendono a perdere sempre più rapidamente terreno e a dover abbandonare il mercato a favore di nuovi entranti che questa rinnovata cultura dell’imprenditoria l’hanno fatta loro. Casi eclatanti di aziende anche blasonate che hanno ceduto le armi ve ne sono moltissime: pensate a Blockbuster, a Kodak, a Motorola, a Nokia, aziende che non hanno compreso il cambiamento e che sono state spazzate via e questo è un rischio che qualsiasi impresa corre se non comprende che è fondamentale cambiare dal profondo e che questa evoluzione paradigmatica è esponenziale, quindi la velocità con la quale si evolve tende a crescere rapidamente. In questo scenario non solo è quindi oggi fondamentale investire in innovazione, comprendere la nuova cultura d’impresa, avere una visione globale ma lo è anche organizzarsi al fine di avere impatto positivo sulla società e sull’ambiente. Il modello delle B Corp non è quindi solo un arricchimento per l’impresa stessa ma diventa anche elemento con potere concorrenziale, presto clienti e utenti inizieranno a preferire le B Corp rispetto a organizzazioni tradizionali perché esse porteranno qualità nei loro prodotti e servizi ma anche nel modo in cui si relazionano con il mondo.

(*) Il Manuale delle B Corp è la traduzione del libro “The B Corp Handbook” di Ryan Honeyman, e contiene la prefazione di 60 imprenditori, accademici, giornalisti, attivisti, polymaker, innovatori italiani. L’edizione nasce grazie a un crowdfunding di 108 sostenitori, in collaborazione con BookaBook, Nativa (B Lab Country Partner) e gli studenti del corso ACME dell’Università Bocconi. Al momento non è ancora in vendita (il primo lotto di copie è stato infatti acquistato dai sostenitori del crowdfunding).

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