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Startup e Internet of Things, la corsa continua

Nascono nuovi incubatori, cresce l’interesse delle aziende e aumentano le acquisizioni. Succede anche in Italia, ma le nuove imprese nel settore IoT non possono contare sui finanziamenti necessari. Un’analisi di Alessandro Perego e Angela Tumino degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

28 Gen 2016

La corsa delle startup Internet of Things prosegue senza sosta. A livello internazionale gli investitori istituzionali nutrono un crescente interesse verso questo settore, come testimonia la crescita del 233% dei finanziamenti raccolti nel 2014, per un totale di oltre 10 miliardi di dollari investiti negli ultimi 3 anni. E lo dimostra la nascita di nuovi incubatori e acceleratori dedicati: negli USA Microsoft Ventures Accelerator ha dato vita in partnership con American Family Insurance a un acceleratore dedicato alla Smart Home, Reply ha costituito un incubatore (Breed Reply) dedicato all’IoT, che ha già investito in soluzioni per la Smart Home e l’eHealth basate anche su Wearable; nel Far East SparkLabs – uno degli incubatori più grandi di Seul – sono stati annunciati investimenti per 35 miliardi di dollari in questo settore.

E l’Italia? Non sta a guardare, come testimonia l’accordo triennale tra Nice e Digital Magics per un programma di investimenti in ambito Smart Home & Building, anche se nel nostro Paese in generale permane la difficoltà ad avere accesso a finanziamenti cospicui. Anche perché la componente hardware (che deve essere il più possibile plug&play e dal design accattivante) è un elemento di particolare importanza nelle applicazioni IoT e questo comporta investimenti iniziali di sviluppo tendenzialmente elevati. Il mondo delle startup Internet of Things, di certo, è in forte crescita anche in Italia: all’interno dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano abbiamo analizzato oltre 350 startup IoT a livello globale, 39 in Italia e, di queste, 14 hanno ricevuto finanziamenti da investitori istituzionali. La iniziative italiane coprono diversi ambiti dell’Internet of Things, spaziando dalla Smart Car (Abinsula) alla Smart Home (Almadom), dallo Smart Building (Smart Domotics) al mondo dei Wearable (Empatica), dalla Smart Agriculture (SmartGround) all’eHealth (WinMedical), fino alla Smart City (Smart-I).

Confrontando il numero di startup IoT italiane con quelle di altri settori, si scopre che l’IoT è uno dei maggiori trend su cui le nuove aziende stanno puntando, in linea con quanto sta avvenendo all’estero (anche se i finanziamenti raccolti sono notevolmente inferiori). L’interesse delle startup (e degli investitori) verso l’IoT in Italia è allineato a quello del mondo dei Big Data e addirittura superiore a quello del Mobile Payment. Ma, a conferma della difficoltà italiana a raccogliere investimenti ingenti, tutte le startup italiane censite nel corso della ricerca dell’Osservatorio Internet of Things hanno ricevuto finanziamenti inferiori a 2 milioni di euro, mentre ben il 63% delle startup finanziate all’estero ha ricevuto importi superiori a questo valore.

Una tendenza a cui si assiste a livello internazionale è l’interesse delle grandi aziende, oltre a quello degli investitori, verso le startup IoT: gli ultimi due anni hanno fatto registrare numerose acquisizioni da parte di grandi realtà, che considerano sempre di più le startup come una opportunità di innovazione “esterna” in grado di ridurre i tempi di sviluppo e i rischi associati e caratterizzate da un’offerta molto dinamica, che spesso meglio si adatta alle esigenze dei clienti. Tra gli esempi recenti di acquisizione vi sono SmartThings (piattaforma per la Smart Home) da parte di Samsung, Nest (che ha sviluppato un termostato che si propone di adattarsi alle abitudini degli utenti), Dropcam (che vende dispositivi di videosorveglianza per la casa) e Revolv (piattaforma per l’integrazione degli oggetti presenti in casa) acquisite nel corso di un solo anno da Google, ThingWorx (piattaforma software) e Axeda (fornitore di connettività e cloud) da PTC, 2lemetry (piattaforma software) e Neul (fornitore di connettività) rispettivamente da Amazon e Huawei.

di Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano,
e
Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things

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