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Amazon Alexa pronta a occuparsi anche della tua salute

In US le nuove funzionalità ‘sanitarie’ dell’assistente vocale Alexa sono ai blocchi di partenza, consentendo alle persone di monitorare salute, ricette mediche, terapie quotidiane. I vantaggi sono tanti, ma ci sono anche zone grige, per esempio: che ne sarà della privacy dei dati sanitari?

16 Apr 2019

Barbara Bosco

Redattore


L’annuncio è stato fatto attraverso Alexa Blog ai primi di aprile.

“Siamo entusiasti di annunciare che l’Alexa Skills Kit permette ora alle società selezionate soggette all’Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996 (HIPAA), di sviluppare funzionalità di Alexa per trasmettere e ricevere informazioni sanitarie protette, nell’amito di un programma solo su invito. Già attualmente, sei nuove ‘skill’ sanitarie di Alexa sono state realizzate con fornitori di servizi sanitari leader del settore, gestori di prestazioni farmaceutiche e società di coaching sanitario digitale, che stanno ora operando nel nostro ambiente HIPAA. In futuro, ci aspettiamo di permettere ad altri sviluppatori di trarre vantaggio da questa capacità.”

Una breve premessa: Alexa è il servizio vocale basato sul cloud e l’intelligenza che alimenta Amazon Echo e altri dispositivi con Alexa integrata. Alexa fornisce delle funzionalità vocali, chiamte  Skill, che consentono al cliente di creare un’esperienza più personalizzata attraverso un’interazione basata sulla comunicazione verbale. Alexa è anche una piattaforma aperta alle terze parti che vogliano sviluppare ‘skill’ per i propri fini: l’Alexa Skills Kit (ASK) è una raccolta di API self-service, strumenti, documentazioni e esempi di codice che rendono lo sviluppo di skill su Alexa più rapido e semplice per le terze parti. ASK consente a programmatori, sviluppatori e brand di creare delle skill interessanti e di raggiungere quindi i clienti attraverso Amazon Echo e altri dispositivi.

Cosa significa esattamente questo annuncio di Amazon? Da un punto di vista business, che Amazon è sempre più dentro l’industria della salute, in cui ha già fatto diverse mosse.

E lo sta facendo portando all’interno di questa industria la sua tecnologia e il suo standard di ‘customer experience’:  Alexa Skills Kit per l’Healthcare permetterà di promuovere un nuovo tipo di esperienza nella gestione della propria salute. Le competenze di cui si parla nell’annuncio sono di fatto i programmi vocali che permetteranno alle persone, solo con l’uso della voce, di gestire una varietà di esigenze sanitarie a casa, in modo naturale e con facilità,  che si tratti di prenotare un appuntamento medico, ricordarsi di prendere le pillole, controllare le proprie analisi del sangue.

Wired US ha titolato un articolo così ‘Alexa, com’è la mia glicemia oggi?’. E’ questo il futuro della digital health, secondo Amazon.

E sarà possibile, perché da un lato Amazon ha sviluppato la tecnologia abilitante, dall’altro  sta coinvolgendo aziende sanitarie, pubbliche e private, aziende del pharma e assicurazioni, cioè gli operatori che in US si occupano della salute delle persone e che hanno in mano i dati sanitari. I vantaggi sono indubbi e riguardano l’accessibilità e la facilità di uso, e gli svantaggi?

La principale legge sulla privacy sanitaria negli Stati Uniti – l’Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996 (HIPAA) – stabilisce  che le informazioni sanitarie possono essere condivise solo tra i pazienti e quelli del sistema sanitario, come medici o ospedali. In altre parole, informazioni come le diagnosi mediche e le prescrizioni farmaceutiche non sono disponibili a terzi.  Amazon a quanto pare ha creato un modo per le aziende di trasmettere queste informazioni tramite dispositivi Alexa e assicura di rimanere HIPAA-compliant. E ha già dalla sua una sorta di ‘sperimentazione’ avviata con 6 aziende di dimensioni ridotte rispetto ai colossi di questo ambiente, ma significativa, ecco alcuni esempi: i clienti di Express Script possono utilizzare Alexa per controllare lo stato di consegna delle loro prescrizioni; i clienti di Livongo possono collegare Alexa ai loro rilevatori di glucosio e chiedere informazioni sulla lettura della glicemia; i pazienti del programma ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) del Boston Children’s Hospital possono ricevere informazioni sugli appuntamenti attraverso Alexa.

Se da un lato tutto ciò ha lo straordinario beneficio di rendere più accessibile e più efficace la cura della propria, dall’altro gli appunti non mancano: che ne sarà della privacy? dicono diversi osservatori. Perché deve essere ben chiaro che questa operazione rende accessibili i dati sanitari privati più accessibili all’utente, ma anche ad Alexa, cioè ad Amazon, che sta entrando in ambito sanitario, ma è una tech company, un ecommerce, tante cose, ma non esattamente un’azienda sanitaria pura.

Il magazine The Verge ha fatto alcune analisi, sottolineando che molto dipende dagli accordi tra Amazon e ogni singolo operatore coinvolto, su cui ancora non si sa molto: nel caso di Livongo, azienda healthcare che ha sviluppato un’app per Alexa che permette agli utenti di chieder vocalmente la lettura della glicemia, Alexa è soprattutto un modo per trasmettere le informazioni. Quando un paziente chiede ad Alexa di controllare la lettura della glicemia, il dispositivo accede a quei dati sul cloud di Livongo e lo comunica al paziente. Ma le informazioni sul paziente sono archiviate da Livongo e Amazon non può servirsene in alcun modo, ha garantito Amar Kendale, Chief Product Officer di Livongo a The Verge.

In altri casi, la situazione potrebbe essere diversa, si legge nell’articolo. E’ possibile infatti che le informazioni sui pazienti possano essere condivise e utilizzate per addestrare uno degli algoritmi di intelligenza artificiale di Amazon, potrebbero essere utilizzate per il marketing, per fornire informazioni su nuovi servizi, anche se questo servizio non è legato alle esigenze di salute del paziente. Insomma, ci sono tante zone grige, anche perché non esiste un processo di certificazione ufficiale per ottenere la conformità all’HIPAA (cioè la legge sulla pricacy sopracitata), che è affidata soprattutto alla buona volontà dell’operatore, benchè esistano organismi di vigilanza.

Charlotte Tschider, esperta di diritto sanitario presso l’Università DePaul, interpellata dal giornale, ha detto: “Sono allarmata da come una grande organizzazione che mi vende anche delle cose, potrebbe usare le mie informazioni sulla salute.”

Come dicevamo all’inizio, si tratta di funzionalità attualmente sviluppate da Amazon per il mercato US. La strada per implementare la medesima cosa in Europa e Italia potrebbe essere molto, molto più impervia e passa attraverso il GDPR.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Barbara Bosco
Redattore

Giornalista pubblicista e web copywriter, lavora soprattutto per stampa specializzata, web e collabora con agenzie di stampa e di comunicazione.

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