Assistenza agli anziani, il Covid-19 accelera l’uso dei robot umanoidi?

Nel Regno Unito alcune case di cura stanno impiegando androidi per alleviare la solitudine e migliorare la salute mentale degli ospiti. Può sembrare una rinuncia alla relazione human-to-human, ma si profila anche come una eccellente soluzione per colmare la carenza di personale. Un tema che interessa anche l’insurance

12 Ott 2020

Nel 2007, una casa di cura giapponese ha sperimentato Ifbot, un robot domestico che forniva compagnia emotiva, cantava canzoni e faceva quiz agli anziani ospiti. Il direttore della struttura raccontò che i residenti se ne interessarono per circa un mese prima di perdere interesse, preferendo “animali impagliati” al “robot della comunicazione”. Ma era il 2007, in questi 13 anni l’intelligenza artificiale e la robotica hanno fatto passi avanti giganteschi.

Alcune case di cura del Regno Unito ci stanno, oggi, riprovando, impiegando robot nella cura degli anziani, nel tentativo di alleviare la solitudine e migliorare la loro salute mentale. I robot con le rotelle, chiamati Pepper, saranno capaci di “condurre conversazioni rudimentali, suonare la musica preferita dei residenti, insegnare loro le lingue e offrire un aiuto pratico, compreso ricordargli di prendere le medicine”.  Questo è positivo, ma non sono una valida alternativa all’interazione umana, secondo la riflessione proposta in un articolo di The Conversation. È un triste stato di cose quando i robot vengono presentati come soluzioni alla solitudine umana, dice l’autrice.

Nel Regno Unito e in Giappone sono stati sperimentati anche robot da compagnia, che hanno una funzione nel ricordare alle persone cosa significa avere compagnia, aiutando con la cruda interazione sociale e fornendo spunti a ciò che significa essere umani.

Ma i robot non possono fornire l’altruismo e la compassione, il calore, che dovrebbero essere al centro di un sistema di assistenza. E potrebbero persino aumentare la solitudine a lungo termine, riducendo il contatto effettivo che le persone hanno con gli esseri umani e aumentando il senso di disconnessione.

La tesi dell’autrice è condivisibile, ma dobbiamo però anche vedere il bicchiere mezzo pieno, vale a dire che in questa stagione pandemica una robotica di questo tipo potrebbe fornire risposta a molti problemi che si vanno riscontrando nelle RSA e negli ospedali, di mancanza di personale. Nei momenti di lockdown moltissimi anziani sono rimasti completamente soli nelle loro stesse abitazioni, poiché non potevano essere assistiti o erano loro stessi a isolarsi per prevenire contagi.

Inoltre, anche prescindendo dal Covid, esisteva già un problema di assistenza degli anziani e di persone malate, sole e non autosufficienti, in Italia come altrove.

Non bisognerebbe, quindi,  guardare ai caregiver robotici con troppo sospetto, proprio ora che anche da un punto di vista dei costi sono diventati più accessibili. (In Giappone, robot Pepper  costa circa 1400 euro).

La robotica sarà una parte importante di tutta la sanità e l’assistenza del futuro, automi assisteranno gli interventi chirurgici, si occuperanno dell’igiene degli ospedali, di dispensare medicinali, portare il pranzo, fare compagnia. Forse i robot non saranno in grado di manifestare tutte le emozioni di un essere umano, ma saranno affidabili, precisi, sempre in forma, non hanno bisogno di dormire o di mangiare, non hanno pregiudizi, non si lamentano e possono occuparsi di moltissime cose senza farne questione di contratto. In poche parole, possono rendere la sanità e la cura degli anziani molto più efficiente ed economica, un fatto certo auspicabile per la sanità pubblica e privata in quella parte del mondo come Italia e Giappone in cui l’invecchiamento della popolazione è un grande problema. Ed è molto interessante per le compagnie di assicurazione sotto diversi aspetti, che vanno dalla possibilità di sviluppare nuove formule assicurative che ruotino intorno all’utilizzo di robot-badante, così come all’introduzione di nuove polizze checoprano i rischi dell’uso di robot, una sorta di RC per automi.

Sotto questo punto di vista, in Giappone, Paese di riferimento per la robotica, Sompo Japan è già attivo:  poiché la necessità di un distanziamento sociale dovuto alla pandemia ha portato a una spinta all’uso di robot in una varietà di compiti, ad esempio per lavori come il trasporto di merci e la disinfezione degli spazi, urge la necessità di avere copertura assicurativa  contro gli incidenti provocati dai robot.

Nel video, il robot Moxi sviluppato dalla startup Diligent Robotics per affiancare gli operatori sanitari umani.

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