Digital Health, la crescita e le startup

La pandemia ha accelerato la digitalizzazione della sanità. Cresce l’utilizzo e l’interesse per le soluzioni di ‘salute digitale’ in Italia e nel mondo, si apre la gara tra le startup che sapranno interpretare meglio i bisogni del Next Normal

27 Lug 2020

Donatella Cambosu

Redattore


La digital health, o  salute digitale è il punto d’incontro tra tecnologie digitali e il settore della salute personale, del benessere, dell’assistenza sanitaria. La digital health è telemedicina, ma è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

E’ un settore piuttosto ampio, che cerca di rispondere fondamentalmente a una mission: una sanità migliore, più accessibile per tutti, più efficiente, più intelligente.

La digital health e la sanità territoriale

La salute digitale fa rima con prevenzione, personalizzazione, sanità di prossimità, sanità territoriale.

Quest’ultima è quella che ha fatto acqua in Italia nell’emergenza Covid e che ci ha distinto per numero di morti da Paesi come la Germania, dove il supporto sanitario a domicilio è molto più diffuso, come dice l’Osservatorio delle Malattie Rare, che sottolinea: ‘Tra gli addetti ai lavori, ma anche nella consapevolezza collettiva, è ormai piuttosto chiaro che il problema di gestione sanitaria dell’emergenza COVID-19 non fosse tanto, o anzitutto, nella quantità di posti letto, quanto nella facoltà di ‘arrivare prima’ del ricovero, e semmai evitarlo. Facoltà che da anni si invoca con la formula della “sanità territoriale”, che altro non è che la possibilità di dialogo tempestivo e assistenza diretta. Semplice, a casa, addirittura a portata di smartphone o PC. Basta chiedere a Paesi europei come la Germania, dove il ‘mistero dei pochi morti’, a fronte di contagi vicini ai nostri, in realtà non c’è, perché trova risposta in un sistema personalizzato di supporto sanitario, anzitutto a domicilio“.

Sono anni che la digital health si va sviluppando in tutto il mondo e che molti esperti ci dicono che è il futuro della medicina e della sanità, ne avevamo parlato con Roberto Ascione fondatore di Healthware, ma con la pandemia ogni possibile remora culturale, comportamentale, organizzativa ha ceduto di fronte alla necessità di farvi ricorso, mostrando palesemente quanto gli strumenti tecnologici possano fare la differenza nella gestione sanitaria. Lo hanno capito i medici in primis.

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Secondo un report di CompuGroup Medical (CGM) sulla risposta digitale in Italia all’emergenza Covid-19, oltre 4mila medici, farmacisti, dentisti, psicologi e altri operatori hanno utilizzato la piattaforma di teleconsulto Clickdoc, fornita gratuitamente durante l’emergenza per alimentare la relazione medico-paziente, salvaguardare la continuità assistenziale, con particolare riferimento alla cronicità. Quasi 5.300 farmacie hanno già aderito a ricettainfarmacia.it, sistema che, fornito anch’esso gratuitamente, permette al paziente l’invio della ricetta elettronica (NRE) direttamente alla sua farmacia, così da ridurre spostamenti e file e ricevere i medicinali anche a domicilio.

Questi sono solo una parte dello scenario ‘competitor’ tra le applicazioni di telemedicina che hanno registrato una straordinaria crescita nei mesi scorsi o che sono nate sull’onda dell’emergenza: l’ Instant Report COVID-19 n. 8 di ALTEMS (Università Cattolica) pubblicato lo scorso maggio, ha censito quasi 140 soluzioni di telemedicina, avviate dalla singole aziende sanitarie a partire dall’inizio di marzo, oltre i due terzi delle quali dedicate all’assistenza dei pazienti “non covid”. Vi sono poi diverse piattaforme ‘private’: PagineMediche.it (che a marzo in 10 giorni ha visto l’iscrizione di oltre mille medici alla piattaforma di videovisita), Miodottore.it, DaVinci Salute, Telemedicina del Centro medico Santagostino, Topdoctors, LiviConnect, Ultraspecialisti, ecc.

Come riporta la tabella precedente, l’universo digital health, comprende altro oltre alla telemedicina: è anche fascicolo sanitario elettronico, app salute, ricetta sanitaria elettronica, digital therapeutics,  IoT e dispositivi indossabili, robotica, ecc.

L’ecosistema digital health

A livello di player l’ecosistema comprende grandi aziende, start-up, istituzioni, investitori, il mondo dei medici, degli operatori sanitari e dei farmacisti, le strutture ospedaliere pubbliche e private, le RSA, i pazienti stessi e i caregiver, il mondo della formazione, delle università, della ricerca, ma anche quello delle assicurazioni. Il successo della digital health dipende da tutti questi elementi ed è un processo anche culturale, che mette la persona al centro e ha come obiettivo il miglioramento della salute individuale e del sistema sanitario.

Sul fronte del venture capital e delle startup, che tendono a dettare le tendenze di quello che chiamiamo ‘futuro’ , è opinioni degli esperti che nonostante un rallentamento generale degli investimenti dall’inizio dell’anno, causa coronavirus, nei prossimi mesi il settore sarà probabilmente più vivace proprio nei settori direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia (i.e., settore dei dispositivi medici e biotecnologie) o in quelli che prevediamo possano influenzare la ripresa dell’economia mondiale nella fase post-Covid-19 , in primis la digital health.

Le startup in primo piano

Rock Health

Negli Stati Uniti, un nuovo report di Rock Health, ha evidenziato un’esplosione degli investimenti in digital health, dall’inizio della pandemia, con una raccolta di capitali che ha raggiunto i 5,4 miliardi di dollari (4,79 miliardi di euro) nei primi sei mesi del 2020 e i tagli delle operazioni aumentano. E’ recentissima la notizia dell’investimento pari a 200 milioni di dollari nella startup RO, una piattaforma digitale per la salute che si prende cura del paziente dalla diagnosi alla delivery della cura e all’assistenza. Il suo Ceo CEO Zachariah Reitano ha espresso un concetto molto importante a Crunchbase.

“Pensiamo che l’assistenza sanitaria digitale sia qui per restare”, ha detto Reitano. “Anche se non tutte le problematiche sanitarie sono adatte per l’assistenza a distanza, pensiamo di essere nel bel mezzo di un massiccio cambiamento paradigmatico verso una mentalità digitale, dove i pazienti penseranno prima di tutto se possono ricevere un’assistenza sicura e di alta qualità online, e poi cercheranno un’assistenza di persona, se può servire meglio le circostanze specifiche”.

1000Farmacie

Un esempio italiano recente è invece 1000Farmacie, che ha chiuso un round di investimento da 1,5 milioni di euro, sottoscritto da gruppi industriali, investitori, come Fin Posillipo Spa ed Healthware Ventures.

La società è nata nel 2019 con lo scopo di unire le migliori farmacie italiane, con i rispettivi magazzini, per mettere a disposizione degli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti al prezzo migliore e riceverli direttamente a casa tramite il servizio di consegna, ma, complice il Covid, ha già ampliato la sua missione.

“L’attuale esperienza sanitaria è estremamente frammentata comportando disagi per il cliente finale. 1000Farmacie punta ad unificare l’esperienza sanitaria digitale: dall’acquisizione di informazioni attendibili online alla consegnadi farmaci a domicilio in poche ore, passando per teleconsulto e test diagnostici. La nostra piattaforma riunisce in modo sinergico circa 1000Farmacie autorizzate, con l’obiettivo di offrire ai consumatori il più grande assortimento disponibile e la possibilità̀ di acquistare in sicurezza online direttamente dalle farmacie di fiducia”, ha affermato il CEO e cofondatore Nicolò Petrone.

DaVinci Healthcare

Un altro esempio, sempre italiano, è DaVinci Healthcare, che ha sta vivendo una grandissima crescita, ‘del 70% al mese negli ultimi 12 mesi e con questo passo li triplicheremo ancora nei prossimi mesi. Entro il 2020 prevediamo una crescita del 300%”, dice in questa intervista Stefano Casagrande CEO della società –  commentando la chiusura della loro campagna di equity crowdfunding in overfunding prima del termine.

DaVinci è una startup innovativa che fa telemedicina, in particolare teleconsulti e telemonitoraggi, facendo leva sulle più avanzate tecnologie, offrendo servizi medici e psicologici a distanza in video o chat. Il servizio è offerto tramite app o webapp e garantisce un tempo di attesa massimo di 20 minuti.

Le piattaforme di telemedicina stanno facendo un grande lavoro di supporto all’assistenza territoriale, DaVinci Healthcare, per esempio, sta collaborando con la più grande cooperativa di medici di medicina generale che copre tutto il territorio lombardo e vede 750 medici di famiglia coinvolti.

Anche l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano ha registrato un’evoluzione nel comportamento sia dei professionisti sanitari che dei pazienti negli ultimi mesi. Secondo i dati, “oltre al 13% dei medici di medicina generale e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro”.

Metawellness

Altra startup italiana che possiamo inserire nell’universo digital health, ma è diverso dalla telemedicina, è Metawellness, che ha ideato un braccialetto sinteticamente definito anti-Covid: si chiama Labby Light e ha due funzioni, una per il distanziamento sociale, l’altra per il tracciamento dei contagi. Recentemente la società ha avviato una campagna di crowdfunding per realizzare  il primo bracciale al mondo in grado di rilevare congiuntamente battito cardiaco, temperatura corporea ed ossigenazione del sangue, che troverà applicazione sia in ambito sportivo sia nel campo della telemedicina essendo certificato come dispositivo medico.

Il Next Normal è della Digital Health

La prova provata che il boom della salute digitale non si sgonfierà ci arriva da un’altra startup italiane di teleassistenza infermieristica specializzata fornita da ParkinsonCare. Il servizio, ideato da Careapt – startup del gruppo Zambon – e reso gratuito fin dalle primissime fasi dell’emergenza grazie alla collaborazione con Confederazione Parkinson Italia Onlus, che ha registrato negli ultimi tre mesi (a lockdown concluso)  4.500 chiamate, 3.389 interventi di teleassistenza, 235 video-consulti con neurologi e altri professionisti del team multidisciplinare, e riducendo a 7 accessi al MMG (medici di medicina generale) e 2 soli accessi al Pronto Soccorso.

Di questo esempio italiano hanno parlato anche pubblicazioni scientifiche internazionali,  come il  Journal of Parkinsonisms and Related Disorders o su The Lancet, per sottolineare l’importanza della telemedicina per l’assistenza ai malati di particolari patologie, in particolare di quelle neurodegenerative, che possono essere costantemente monitorate da una rete di figure altamente specializzate all’interno del proprio ambiente domestico, in grado di restituire una prospettiva più realistica delle loro condizioni.
Si tratta del cosiddetto modello “home-hub-and-spoke”.

Quello della salute digitale (Digital Health) è uno dei temi di riferimento della settima edizione del contest internazionale promosso da BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp, quest’anno dedicata al Next Normal, il futuro dopo la pandemia. Si cercano, quindi, idee, soluzioni e prodotti innovativi in tutti gli ambiti della vita delle persone.  Candidature aperte fino al 30 settembre, questo il sito dedicato dove si può fare application.

Photo by National Cancer Institute on Unsplash

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Donatella Cambosu
Redattore

Scrive di tecnologie, startup e innovazione da oltre 15 anni. Dal 2015 collabora con il Gruppo Digital360, in particolare con le testate Startupbusiness, University2Business, EconomyUp. Collabora con InsuranceUp sin dal lancio del portale avvenuto nel 2015 e ha maturato un'ampia esperienza in ambito insurtech.

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