Embedded Insurance, la chiave della crescita: entro il 2030 varrà 60 miliardi di euro in Italia

L’ingresso di player non assicurativi sul mercato spingerà la crescita dell’ecosistema assicurativo, portandolo da 5 a 10 trilioni nel 2030, dice la ricerca di Yolo con IIA. L’Embedded insurance spingerà la penetrazione e la collaborazione con le Big Tech: una rivoluzione per il settore

Pubblicato il 22 Dic 2022

Siamo alle porte di una rivoluzione del mondo assicurativo: quella dell’embedded insurance.

L’ingresso di player non assicurativi sul mercato contribuirà alla crescita dell’ecosistema assicurativo, che passerà da un valore a livello mondo di 5 trilioni di euro (2020) a 10 trilioni di euro entro il 2030, emerge dalla ricerca Open & Embedded Insurance realizzata da Yolo in collaborazione con l’Italian Insurtech Association (IIA). E il principale fattore di sviluppo sarà costituito dell’Embedded Insurance – la possibilità di acquistare una polizza assicurativa integrata all’acquisto di un altro prodotto – che nel 2030 raggiungerà il valore di 1 trilioni di euro, di cui 60 miliardi solo in Italia.

Embedded insurance: uno dei principali driver della crescita del mercato

L’integrazione di servizi assicurativi a processi di vendita di prodotti e servizi non assicurativi permetterà ai player italiani di cogliere molteplici opportunità, adottare nuovi strumenti tecnologici e raggiungere target diversificati. L’offerta di polizze assicurative correlata all’acquisto di un bene è una prassi ormai largamente diffusa, sempre più aziende, di settori differenti, stipulano partnership con realtà assicurative per garantire ai consumatori l’acquisto di una copertura a tutela.

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In quest’ottica, secondo la ricerca di Yolo e IIA, l’Embedded Insurance sarà uno dei principali driver della crescita del mercato assicurativo, che raggiungerà entro il 2030 un valore complessivo di 10 trilioni di euro. Al contempo nei prossimi tempi assisteremo all’ingresso di sempre più attori non assicurativi all’interno del mercato italiano: erano 60 nel 2018, saranno oltre 350 entro il 2025secondo le stime di IIA.

“L’integrazione dell’offerta assicurativa secondo il modello dell’Embedded Insurance sarà un fattore trainante per la crescita del mercato assicurativo, sia mondiale che italiano, che secondo i nostri dati raggiungerà un valore di 250 miliardi di euro entro il 2030. L’Embedded Insurance porterà infatti molteplici opportunità, in primis aumentando il target dei consumatori che acquisteranno polizze assicurative da enti terzi, e al tempo stesso quello di migliorare la customer experience di tali prodotti, con un’offerta innovativa e servizi go-to-market. Per evitare che nel mercato assicurativo si ripeta quel che si è già visti in altri mercati, come il travel con l’avvento di Booking o quello discografico con Spotify, le compagnie devono investire in strumenti innovativi e nuove competenze digitali, che i competitor potrebbero sfruttare per monopolizzare il mercato, come nei contesti appena citati.” commenta Simone Ranucci Brandimarte, presidente e founder di Italian Insurtech Association.

Nuovi canali, nuovi settori e fette di mercato

La vendita di prodotti assicurativi mediante nuovi canali permetterà di allargare la fascia utenti e raggiungere una nuova fetta di mercato. Secondo i dati della ricerca Open & Embedded Insurance, fra il 50% e il 70% dei clienti che acquisteranno nuovi prodotti arriveranno da nuovi segmenti, ovvero coloro che non hanno ancora acquistato servizi assicurativi. Ad oggi, infatti, solo l’8% della popolazione italiana ha sottoscritto una polizza che non sia l’RC auto.

Travel, Utilities, Telco e Mobility sono tra i settori più attivi nell’Embedded Insurance.

Tra i settori più coinvolti dall’Embedded Insurance in Italia troviamo quello bancario. Secondo la ricerca ad oggi sono circa 15 le banche in Italia che distribuiscono prodotti assicurativi digitali, saranno 40 entro il 2025. Le assicurazioni digitali saranno un obiettivo prioritario del piano industriale delle banche digitali, e sebbene l’80% del target bancario sia digitale, ad oggi l’offerta assicurativa online è ancora limitata. 

Con l’Embedded insurance entrano in gioco le Big Tech

a livello internazionale le compagnie Big Tech si stanno già muovendo in questa direzione: Tesla offre ai propri clienti la soluzione InsureMyTesla per assicurare il veicolo acquistato con Zurich Insurance; nel Regno Unito Amazon ha inaugurato Amazon Insurance Store, per aiutare gli utenti a confrontare le polizze Casa di compagnie con cui collabora; Apple ha già lanciato sul mercato AppleCare, ed ha inoltre annunciato la vendita di polizze salute a partire dal 2024.

“L’ingresso delle Big Tech sul mercato assicurativo può contribuire all’innovazione dello scenario in Italia, aiutando a ridurre la distanza, oggi presente, tra i player assicurativi e i consumatori sempre più digitali; basti pensare che il 77% degli italiani vorrebbe sottoscrivere una polizza digitale. L’arrivo di attori stranieri e non assicurativi sul mercato non può essere più ignorato, erano 60 nel 2018, nel 2022 sono arrivati a 168 e prevediamo che saranno oltre 350 nel 2025. È necessario accelerare le partnership tra le grandi compagnie e l’ecosistema insurtech per stimolare una maggiore digitalizzazione di prodotti e servizi, incrementando la penetrazione di polizze digitali che passerà dall’1,5% del 2018 al 9-10% entro il 2030” prosegue Simone Ranucci Brandimarte.

Embedded insurance: la chiave per evolvere l’offerta assicurativa

Secondo dati di IIA, nel 2020 Amazon ha venduto oltre 100 milioni di polizze in Europa, a fronte di 3 milioni di polizze online vendute in Italia nello stesso periodo. Tali numeri evidenziano la portata del fenomeno dell’Embedded Insurance e le importanti ricadute che questo avrà nei prossimi anni nel mercato.

“L’ancora scarsa penetrazione di prodotti assicurativi non è dovuta a una qualche reticenza da parte dei consumatori italiani nei confronti della digitalizzazione. Al contrario la vendita online in altri settori merceologici, come delivery o servizi di streaming, è a livelli record. Il problema deriva in parte da un’offerta obsoleta e poco trasparente che non riesce a indirizzare i consumatori verso questi prodotti. Per tale motivo è necessario per gli operatori evolvere l’offerta e andare incontro alle esigenze dei consumatori con soluzioni sempre più personalizzate e pay-per-use, pagabili sulla base del reale utilizzo.” Conclude  Brandimarte.

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