Jeremy Rifkin: la sharing economy è il futuro della società

L’economista spiega al pubblico del Forum PA perchè è in pericolo il futuro della specie umana e come l’unica arma a disposizione delle organizzazioni pubbliche e private sia un cambiamento all’unisono verso la sharing economy

25 Mag 2016

Il Prof. Rifkin, economista, scrittore, attivista, considerato una delle 150 personalità più influenti sull’amministrazione pubblica degli Stati Uniti, di certo non le manda a dire: keynote speaker all’apertura del summit sulla pubblica amministrazione Forum PA 2016, a Roma, non ha risparmiato all’immaginario dei presenti nessuna catastrofe tra quelle che la moderna civiltà si troverà ad affrontare da qui a qualche anno. Nemmeno la più estrema, quella della completa estinzione del genere umano. E non ha nemmeno risparmiato alla sua audience, vicina e lontana (l’evento è stato trasmesso in streaming e seguito da migliaia di persone) la chiamata alla presa di coscienza e di responsabilità che ogni persona nel ruolo che occupa, in aziende private, pubbliche, nelle amministrazioni, ha il dovere e l’urgenza di fare.

La nuova economia “a costo marginale zero” di Rifkin è per l’economista «unica soluzione per salvare la specie umana», e per economia a costo marginale zero egli intende la “sharing economy”.

“La risposta ai cambiamenti climatici, all’ecosistema in difficoltà, alla distribuzione della ricchezza a dir poco squilibrata, a una crisi economica che non ha dato tregua per anni, è la sharing economy, l’economia a costo marginale zero. È un’economia basata sull’internet delle cose, l’unica soluzione che può, in breve tempo, salvare una specie, quella umana, che altrimenti potrebbe non vedere la fine del secolo”.

Alle PA il compito di incentivarla attraverso servizi di car sharing, smart grid (gestione intelligente della rete) e condivisione di database.

Jeremy Rifkin ha messo l’accento sui concetti di “relazioni”, Internet of Things e industria 4.0. In particolare ha indicato la necessità per ogni Paese di nominare un commissario specifico per la sharing economy, per capire quali regole e policy applicare a un paradigma del tutto nuovo. E ha sostenuto che le pubbliche amministrazioni possono essere pionieri in questo campo e incentivare direttamente il nuovo modello, per esempio attraverso i servizi di car sharing con auto elettriche o le smart grid (gestione intelligente della rete).

E invita anche a guardare alla nuova mentalità dei millennial.

“Il cambiamento necessita di un nuovo modello di business che parta da architettura, energia rinnovabile e mobilità, se è vero che le prime tre cause di global warming sono, in ordine, edifici non ecosostenibili, allevamento intensivo e trasporti”, ha detto Rifkin. Per i Millennials, i nativi digitali, questo cambiamento è perfettamente naturale: “Per loro la libertà non è esclusione e solitudine, ma inclusione, far parte di una rete”, ha osservato Rifkin; “i poteri e le gerarchie non si allungano verticalmente a piramide ma si estendono orizzontalmente, e lo zero-sum game del passato cede il posto a una diffusa consapevolezza del valore del socializzare e del difendere le risorse del pianeta”. “L’Italia ha tantissimi asset da valorizzare e mettere insieme, dal sole alla cultura alla creatività”, ha concluso Rifkin. Le PA possono e devono iniziare a perseguire l’obiettivo della digitalizzazione e fare il salto nella nuova era indsutriale mettendo in pratica ciò che a livello legislativo si sta già verificando e unendo alla forza delle nuove leggi la spinta essenziale data dalle risorse umane.

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