Mini-guida sulla driverless car: quando arriverà, come sarà, chi la produrrà

Secondo gli analisti mancano al massimo 5 anni alla normalizzazione della driverless car. Ecco una mini-guida che riassume a che punto siamo e cosa riserva il futuro di questa rivoluzione epocale della mobilità

17 Nov 2017

Quanto tempo occorre perché la driveless car diventi una cosa “normale”? Secondo gli analisti al massimo 5 anni. Sono notizie di questi giorni le prove su strada pubblica di Waymo, lo spin off di Google che lavora al progetto, che ha per la prima volta sperimentato a Phoenix, nello Stato americano dell’Arizona, la circolazione dell’auto che si guida da sola senza nessun accompagnatore ‘umano’ a bordo.

Un momento di svolta in un percorso nello sviluppo della self driving car, quello che precede il suo arrivo sul mercato e la sua diffusione, fino alla sua ‘normalizzazione’, cioè farla diventare un mezzo di uso comune. L’industria si stima valga già 7 trilioni di dollari, non a caso fa gola a tutti i grandi costruttori di quattroruote così come alle tech company, che hanno dalla loro il know-how tecnologico alla base di questa rivoluzione.

Una mini-guida realizzata dalla redazione di EconomyUp, mette insieme tutta la storia fin qui della driverless car, lo stato dell’arte, i suoi protagonisti, i nuovi scenari industriali che sta creando.

BREVE STORIA DEL VEICOLO AUTONOMO

Dalla Toscana, agli Stati Uniti, all’Europa, la self driving car è un sogno a cui hanno lavorato in molti da varie parti del mondo. La prima self driving car si fa risalire (con una certa dose di elasticità e fantasia) addirittura a Leonardo Da Vinci. Intorno al 1478 il geniale inventore e artista toscano disegnò un carro che poteva muoversi senza essere spinto o tirato. L’energia cinetica era fornita al carro semovente da un sofisticato sistema di ruote dentate messe in moto da una coppia di molle ed era prevista la possibilità di stabilire in anticipo il percorso da seguire. Questo complesso automa meccanico viene a volte considerato l’antenato dell’automobile moderna.

In realtà è nel 1920 che sono stati condotti i primi esperimenti sulle macchine automatizzate. Alcuni test sono stati effettuati negli anni Cinquanta. Nel 1977 la giapponese Tsukuba Mechanical ha prodotto un veicolo autonomo in grado di riconoscere la strada, durante il percorso compiuto a una velocità di 20 miglia orarie, grazie a due telecamere montate sulla vettura.

La prima auto realmente autonoma e autosufficiente ha fatto la sua apparizione negli anni Ottanta negli Usa: a partire dal 1984 il NavLab della Carnegie Mellon University a Pittsburgh, in Pennsylvania, ha realizzato una serie di veicoli controllati da computer per guida assistita e autonoma: auto, camion, suv e autobus.

Nel 1987 è stato lanciato il paneuropeo Eureka Prometheus (PROgraMme for a European Traffic of Highest Efficiency and Unprecedented Safety, 1987-1995), il più grande progetto di ricerca e sviluppo nel campo delle driverless car mai realizzato prima. L’iniziativa ha ottenuto 749 milioni di euro di finanziamenti dagli Stati membri dell’Eureka e ha visto il contributo di varie università e produttori di autovetture. Si è avvalso della collaborazione dell’ingegnere tedesco Ernst Dickmanns, pioniere della driverless car, e del suo team presso la Bundeswehr Universität München, in collaborazione con Daimler-Benz.

Nel 1994 due veicoli robot gemelli, VaMp e VITA-2, hanno percorso oltre 1000 chilometri in un’autostrada di Parigi in mezzo al traffico a una velocità di 130 chilometri orari.

L’anno successivo, nel 1995, Ernst Dickmanns ha re-ingegnerizzato una S-Class Mercedes-Benz a guida autonoma e le ha fatto percorrere 1000 miglia da Monaco di Baviera a Copenhagen, in Danimarca, usando la computer vision.

Da allora varie case automobilistiche e enti di ricerca hanno sviluppato prototipi di veicoli autonomi. Tra queste: Mercedes-Benz, General Motors, Continental Automotive Systems, Autoliv Inc., Bosch, Nissan, Toyota, Audi, Volvo, Vislab dell’Università di Parma, Oxford University e Google. Dell’esperimento italiano di VisLab trattiamo sotto.

Nel 2013 quattro Stati americani hanno approvato leggi che consentono il transito di autovetture a guida autonoma: Nevada, Florida, California, e Michigan. In Europa alcune città in Belgio, Francia, Italia e UK stanno progettando di attivare sistemi di trasporto per le driverless car. Germania, Olanda e Spagna hanno già consentito alcuni test di questo tipo di autovetture nel traffico.

DRIVERLESS CAR, LA TEMPISTICA

La tecnologia per la self driving car è già disponibile, ma la sua adozione dipenderà dagli sviluppi del “transportation as a service”, che sarà focalizzato su un’esperienza di mobilità totale. Se e quando verrà implementata questa esperienza dipende dai governi, dai produttori, dalle società di software e da tutti gli attori che lavorano insieme nel nuovo ecosistema della mobilità. Alcuni Paesi potrebbero lanciare le self driving car più velocemente di altri. I problemi relativi all’uso di questo automezzi sono la questione assicurativa, la mancanza di standard regolatori e un’infrastruttura carente oppure adottata troppo lentamente. La tempistica dipende dall’insieme di questi fattori. Tuttavia analisti ed esperti hanno già formulato le loro previsioni.

ENTRO IL 2019 – Elon Musk, il founder di Tesla, ha assicurato che la Tesla a guida completamente autonoma arriverà nel 2019.

ENTRO il 2020 – “Le auto a guida autonoma di GM – dice Rod Lache, analista di Deutsche Bank – saranno pronte per il dispiegamento commerciale, senza autisti umani, molto prima di quanto ampiamente atteso (entro semestri, non anni) e potenzialmente anni prima dei concorrenti. Crediamo che il business costruito su questa piattaforma crescerà molto più velocemente delle attese, e una crescita veloce potrà garantire vantaggi sostanziali”. Secondo Lache, General Motors sarebbe in posizione particolarmente avanzata per riuscire ad avviare la produzione di massa e monetizzare a breve termine (entro un anno e mezzo) gli investimenti in questo settore.

ENTRO IL 2020 – I primi taxi-robot potrebbe essere sulle strade nel 2020. Almeno questo è quanto sostiene Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, il colosso californiano dei chip che sviluppa tecnologie anche per le auto a guida autonoma. Questo non deve sorprendere: è di Nvidia infatti l’intelligenza artificiale utilizzata finora da molte delle industrie automobilistiche. Processori potenti in grado di sostituire l’uomo al volante. Parlando a Tel Aviv alla Nvidia GPU Technology Conference, Huang ha indicato che già dal 2019 vedremo attivi numerosi progetti pilota, ma il 2020 sarà l’anno decisivo, il momento di non ritorno in cui i taxi automatizzati di livello 5 (il massimo della classificazione del SAE americano) diventeranno realtà.

ENTRO IL 2022 – “Le self driving car potrebbero arrivare in molti mercati entro 5 anni, la loro piena adozione dovrebbe avvenire fra 10-15 anni” prevede un esperto del settore, Randy J. Miller, EY Global Leader Automotive & Trasportation, in questa intervista a EconomyUp.

TESLA SELF DRIVING CAR

Spesso chi pensa alla self driving car pensa a Tesla, la società che produce auto elettriche fondata dal visionario imprenditore Elon Musk. La casa automobilistica è stata la prima a mettere in commercio auto dotate di pilota automatico, ma a gennaio scorso il magnate ha annunciato su Twitter che la “piena capacità di guida autonoma” della Tesla aumenterà entro pochi mesi, e ha predetto che entro la fine dell’anno una delle sue vetture sarà in grado di guidare da sola da Los Angeles a New York senza che il conducente debba toccare il volante. Musk ha anche promesso che entro il 2019 la sua azienda lancerà sul mercato un’auto a guida autonoma di livello 5. Eppure il percorso verso questa meta non sembra dei più semplici. Ormai da un anno sono in vendita veicoli pre-equipaggiati con un hardware che la società sostiene essere sufficiente per una guida “pienamente autonoma”. Ma due elementi negativi hanno gettato alcune ombre sul futuro della driverless car con marchio Tesla: l’azienda ha diffuso una semestrale dalla quale emergono pesanti perdite (671 milioni di dollari): e Musk ha affermato di essere “abbastanza fiducioso” sul fatto che l’attuale sistema possa raggiungere “un’autonomia molto simile al livello umano”, ma ha ammesso che “se sarà necessario un upgrade, Tesla sostituirà gli attuali computer con qualcosa di più potente”. Insomma, non tutto sembra procedere liscio.

GOOGLE SELF DRIVING CAR: IL PROGETTO WAYMO

Google lavora al progetto di un’auto a guida autonoma dal 2009. Nel 2016 ha creato uno spin off interamente dedicato all’iniziativa, Waymo, attualmente guidato dall’ingegnere Sebastian Thrun, direttore del Laboratorio di Intelligenza Artificiale di Stanford e co-inventore di Google Street View. Nel maggio del 2016 Google ha siglato un accordo con il gruppo FCA secondo il quale il van Chrysler Pacifica, dopo una prima fase di test, sarà il primo modello commerciale di auto a guida autonoma a marchio Google acquistabile negli Stati Uniti. L’azienda sta depositando diversi brevetti sulle tecniche per la guida senza pilota. “Da quando il progetto è cominciato in Google nel 2009 – si legge sul sito di Waymo – abbiamo accumulato l’equivalente di oltre 300 anni di esperienza di guida umana, in gran parte su strade cittadine. Questo si aggiunge a 1 miliardo di miglia che la nostra auto drivelerss ha guidato solo nel 2016”.

A settembre scorso Intel, che ha firmato una partnership con Waymo. I veicoli più recenti di Waymo, i minivan ibridi Chrysler Pacifica che si guidano da soli, già dispongono di tecnologie Intel per l’elaborazione dei segnali dei sensori, il computing e la connettività generici, rendendo possibili decisioni in tempo reale per la piena autonomia in situazioni urbane. Man mano che la tecnologia dei veicoli autonomi di Waymo diventa sempre più intelligente e più performante, l’hardware e il software sui cui si basa richiederanno una capacità di elaborazione ancora più potente ed efficiente. Perciò Intel offrirà alla flotta di veicoli Waymo la potenza di elaborazione avanzata necessaria per l’autonomia di livello 4 e 5.

Continua a leggere su EconomyUp

Articoli correlati