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Non solo bitcoin: ecco come la blockchain influenzerà il nostro futuro

Dalla musica ai sistemi per votare, dalla IoT al trasferimento di danaro, la tecnologia della blockchain avrà un impatto dirompente in molti settori. E ci salverà dagli hacker

20 Gen 2016

Galeotto fu il bitcoin. Per la maggioranza delle persone, la cronaca della criptomoneta è quella che ha aperto la porta al concetto di “blockchain”, ossia la tecnologia sulla quale il bitcoin viaggia.

La blockchain è infatti la particolare tipologia di registro pubblico distribuito (peer-to-peer) che sta alla base del protocollo bitcoin e ne consente il funzionamento, senza necessità che esistano enti centrali che controllano le transazioni e accentrino alcun tipo di potere. La blockchain è una tecnologia molto sofisticata e strutturata per essere automatizzata al massimo, senza necessità di controlli centralizzati, ma appoggiandosi per verifiche, sicurezza e operazioni varie su un sistema distribuito in rete.

Oggi, superato il momento di grande attenzione ottenuto dal bitcoin, l’attenzione mediatica e, di base, quella del mondo finanziario e business si è spostata sulla tecnologia fondante del bitcoin, cioè la blockchain. Che si presta ad essere utilizzata non solo dalle stesse banche che inizialmente erano spaventate dai bitcoin, ma da ampi settori della vita economica e sociale.

Ci sono almeno 12 importanti settori che saranno “disrupted” dalla blockchain, e non sono solo sul filone finanziario: si va dalla musica alla cybersecurity, dal sistema di voto alla IoT. E, secondo CB Insight, altrettante aziende, grandi e piccole, stanno sfruttando questa nuova opportunità, eccone alcune.

Pagamenti e trasferimento di valuta

Il World Economic Forum ha sostenuto che le tecnologie di pagamento decentralizzate – come bitcoin – possono trasformare l’ “architettura di business” per i trasferimenti di denaro, che è rimasto statico per gli ultimi anni 100, ha riportato un articolo di Forbes. La blockchain permette di rivoluzionare questi sistemi e creare un flusso di pagamento più diretto tra soggetto pagante e beneficiario, senza intermediari (banche o agenzie di money transfer, ndr.) a tariffe ultra-basse e velocità quasi istantanea. L’abbattimento dei costi si spiega con il fatto che si eliminano gli intermediari e l’intervento operativo di esseri umani.

Per esempio, la startup Abra utilizza la tecnologia blockchain per trasferimenti di denaro e bitcoin. E ha già conquistato moltissimi investitori: nata nel 2014 ha ottenuto circa 14 milioni di dollari dai principali investitori della Silicon Valley.

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Cybersecurity

La percezione dominante è che qualsiasi trasferimento di danaro o altra attività online possa essere facile bersaglio degli hacker. In realtà la blockchain non diminuisce la sicurezza, al contrario la rafforza. E’ vero che il registro blockchain è pubblico, ma la comunicazione dei dati è distribuita e verificata utilizzando sofisticate tecniche crittografiche. Questo assicura che i dati siano verificati alla sorgente e che nulla possa essere intercettato nei trasferimenti. Se la tecnologia blockchain fosse più ampiamente adottata, le probabilità di hacking potrebbero addirittura diminuire, perchè la blockchain è più robusta rispetto agli altri sistemi. Uno dei motivi per cui riduce i rischi è che elimina la necessità di intermediari umani, che rappresentano sempre un’incognita e spesso sono i veri responsabili nelle falle della sicurezza.

La startup estone Guardtime ha sviluppato soluzioni basate sulla blockchain per la cybersecurity destinate a grandi organizzazioni di ogni genere: si va dall’aerospazio alle assicurazioni, dai mercati finanziari alle telecomunicazioni.

Sistemi di voto

Per ora siamo nell’ambito di progetti, ma che il sistema di voto debba diventare un fatto “digitale” è abbastanza certo e la blockchain è probabilmente la tecnologia che renderà questo realtà. Affidabilità e sicurezza del sistema sono alla base di questa possibilità.

Esperimenti sono stati fatti in una Università della West Virginia per le elezioni all’interno dell’ateno; ma in modo ancora più approfondito, fin dal 2013, dal progetto spagnolo Agora Voting, adottato anche da diverse organizzazioni politiche.

Musica

Il settore della distribuzione musicale tradizionale, come sappiamo, è stato ampiamente colpito dall’arrivo del digitale e di internet, a causa della diffusione della pirateria. Al tempo stesso ha offerto nuovi strumenti per la promozione anche di musica indipendente. Nuove opportunità potranno nascere grazie alla blockchain, che potrebbe essere un nuovo canale di distribuzione online, peer-to-peer (come i siti di pirateria), cioè da artista a fan, a pagamento ma in forma più equa. Tagliando fuori gli intermediari, come le major discografiche, si tagliano i costi.

Due iniziative si occupano di questo settore: PeerTracks, che è ancora in sviluppo, si propone di offrire una piattaforma di streaming musicale che permette agli utenti di ascoltare musica e utilizzare il blockchain per pagare direttamente gli artisti, senza intermediari. La piattaforma spera anche di creare più relazione diretta tra artisti e clienti.

Ujo Musica, guidata dall’imprenditore Phil Barry, che ha l’ambizione di ricostruire l’industria musicale sul blockchain.

IoT

Qui c’è l’impegno dei big: da tempo IBM e Samsung lavorano su un concetto noto come ADEPT, che utilizza la tecnologia blockchain per formare la spina dorsale di una rete decentrata di dispositivi IoT. Con ADEPT, la blockchain servirebbe una massiccia quantità di dispositivi, e non si avrebbe più bisogno di un hub centrale per mediare la comunicazione tra loro, secondo CoinDesk. Se vogliamo, in questo concetto sta l’essenza stessa della internet of things: senza un sistema di controllo centrale, i dispositivi saranno in grado di comunicare tra di loro in modo autonomo per gestire gli aggiornamenti del software, i bug, la gestione dell’energia e qualsiasi altra cosa.

Per leggere l’articolo completo di CB Insight, vai a questo indirizzo.

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