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Startup, crescono gli investimenti delle compagnie di assicurazione

Secondo un report di CB Insights a fine 2016 le operazioni dovrebbero raggiungere il numero di 79 contro le 61 dell’anno precedente. Il mercato di riferimento è quello americano, seguito da Cina e UK. Nel mirino soprattutto nuove imprese che vendono polizze, ma in modo innovativo

19 Set 2016

Il 2015 è stato un anno boom per l’insurtech, in cui si sono gettati anche i semi per un 2016 altrettanto buono, se non migliore, come riportavamo già a inizio anno: il fiorire di startup che scoprono grandi opportunità in un settore sempre ritenuto tradizionale, poco digitalizzato e di conseguenza poco attrattivo; il conseguente aumento degli investimenti venture capital in startup emergenti; un recuperato dinamismo da parte di corporate venture del settore assicurativo, la nascita di nuovi acceleratori, incubatori e attività di open innovation in ambito insurance.

Già nel solo primo semestre del 2016 gli investimenti nell’insurtech hanno complessivamente raggiunto il miliardo di dollari, mostrando una fortissima attività da parte dei fondi di capitale di rischio.

Le compagnie tradizionali, in questi ultimi anni di emersione del fenomeno insurtech, si sono ritrovate prese tra due fuochi, da una parte le aggueritissime startup (sostenute da venture capitalist col coltello tra i denti); e dall’altra i propri limiti interni, (lentezza, complessità organizzativa e dei processi decisionali, mancanza di cultura digitale).

Ma adesso c’è una novità, le compagnie si stanno svegliando e affilano le armi. A tutto vantaggio di un ecosistema dell’innovazione al servizio dei consumatori che non poteva perdere tra i suoi protagonisti organizzazioni aziendali che hanno secoli di know-how nella gestione del rischio.

Secondo i più recenti dati della società di consulenza CB Insights, le compagnie di assicurazione (e di riassicurazione, escluse quelle in ambito sanitario) stanno accelerando il passo negli investimenti in startup dell’insurance tech, cioè cresce il numero di investimenti realizzati non da puri venture capitalist, ma da fondi di venture capital che fanno capo alle compagnie assicurative. Il grafico qui di seguito mostra la crescita appunto degli investimenti realizzati da questo tipo di fondi negli ultimi 5 anni, il trend di crescita è molto netto: fino a questo momento i 56 deal già realizzati sono quasi pari ai 61 che hanno visto la luce nel corso dell’intero anno 2015.

Se fino al 2015 l’impegno mostrato dalle compagnie emergeva, ma con timidezza, oggi nel 2016, i fondi d’investimento venture di diverse compagnie cominciano a competere vivacemente con i fondi di venture capital tradizionali per dare supporto e cogliere le opportunità offerte dalle nascenti imprese tecnologiche che si affacciano nel settore assicurativo.

Nel corso del 2016, continuando con l’attuale ritmo, si dovrebbero raggiungere almeno 79 deal, dice CB Insights, triplicando i risultati raggiunti nel 2014, che è stato il primo anno di significato cambiamento nel panorama degli investimenti in startup da parte delle assicurazioni.

Un altro importante segnale di cambiamento nelle strategie delle compagnie è il fatto che mentre in passato gli investimenti delle stesse sono stati sopratutto di seed-financing, nel 2016 sono aumentati anche i round Series B, il che significa partecipazioni più importanti in società che crescono molto velocemente o ad altissimo potenziale.

La geografia degli investimenti vede ancora primeggiare il mercato US, che assorbe il 72%, seguito da Cina (12%) e UK (6%).

Quali compagnie stanno investendo di più nelle startup insurtech?

Le tre compagnie sul podio per ammontare degli investimenti sono attualmente AXA Strategic Ventures (portfolio complessivo di 22 startup tra cui PolicyGenius), Transamerica Ventures (11 startup fintech di ogni genere in portfolio, ma ha puntato molti soldi su PolicyGenius) and American Family Ventures (20 startup in portfolio tra cui Ring e Coverhound).

American Family e Axa sono, tra l’altro, anche le organizzazioni maggiormente coinvolte nel settore dell’internet of things.

Le startup nel mirino

Ma il dato probabilmente più interessante è che tra gli investimenti prediletti dalle compagnie ci son quelli diretti a startup che vendono assicurazioni. Cosa che potrebbe sembrare paradossale, ma che in realtà è tutt’altro che tale.

Le startup disruptive della distribuzione assicurativa, quelle che rivoluzionano il modo in cui l’utente conosce, seleziona e acquista un’assicurazione, come Lemonade, Embroker, Trov (o in Italia Darwinsurance e in Germania Friendsurance, per citarne alcune) sono quel pezzo di strada che alla compagnie tradizionali manca per arrivare ai millennial e guadagnarsi la loro fiducia; sono quel pezzo di digitalizzazione, di tecnologia, che da sole ci metterebbero molto tempo a implementare. Le startup rappresentano anche nuove idee di prodotti e servizi. Collaborando, acquisendo o integrando una insurtech; o attraverso altre modalità di open innovation, le compagnie riescono a colmare un gap d’innovazione molto più velocemente che attraverso le procedure consuete di sviluppo interno.

Qui di seguito un’altra tabella di CB Insights che mostra i principali investimenti in startup insurance della distribuzione.

Del rapporto tra assicurazioni e startup, si è parlato anche al recente workshop Re-Boot, promosso da BNP Paribas Cardif, compagnia che ha già in atto diverse attività di supporto sul fronte delle startup, alcune in collaborazione con la nostra testata.

Ricordiamo per esempio la Open-F@b Call4Ideas 2016 di BNP Paribas Cardif in collaborazione con InsuranceUp e PoliHub, indirizzata alla ricerca di nuove idee e progetti sulla customer experience nel settore assicurativo, che rimarrà aperta per le candidature fino al 17 ottobre 2016, qui le iscrizioni.

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