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Axieme, il broker assicurativo della sharing economy

La startup ha lanciato una piattaforma digitale che permette di sottoscrivere polizze a un gruppo di persone con lo stesso bisogno di protezione da un rischio. È l’unica nel panorama italiano, ma in altri contesti il modello ha già dimostrato di funzionare. Come indica il “caso Lemonade”

19 Mag 2017

Immagiamo il classsico gruppo di amici che tutti i venerdì sera si riunisce per giocare a calcetto. Capita che qualcuno si faccia male, sarebbe buona norma avere un’assicurazione che copra gli infortuni eventuali. Certamente se ci fosse la possibiltà di trovare una polizza che assicurando tutti i componenti del gruppo facesse anche risparmiare…

Oggi questa possibilità c’è, si chiama Axieme. Non è una polizza specifica, bensì una piattaforma digitale, un broker di nuova generazione, che permette a persone con un comune bisogno assicurativo e un medesimo profilo di rischio di creare un gruppo e ottenere così dei vantaggi economici. Ecco come funziona: sul sito di Axieme l’utente può scegliere la polizza di suo interesse e richiedere un preventivo in modo completamente gratuito, se trova quella di suo gradimento e procede con l’acquisto, può a quel punto decidere se entrare in una “cerchia” (gruppo) già esistente oppure creare una nuova cerchia, alla quale in seguito potranno aggregarsi altre persone. Nell’ambito di ogni cerchia, al termine del periodo di copertura l’algoritmo di Axieme calcolerà il rimborso (cash-back) che spetta agli utenti in base al numero di sinistri avvenuti all’interno dello stesso gruppo.

Il rimborso che è possibile ottenere dipende da due fattori: quanti sinistri accadono in una cerchia e quante persone ne fanno parte. Il primo fattore è ovvio, minori sono i sinistri nella cerchia e maggiore è il cash-back. Il secondo significa che più persone entrano nella cerchia più un eventuale sinistro accaduto può essere “distribuito” su più teste, e quindi ha un impatto minore.
Detto in altre parole, se accade un sinistro in una cerchia di 10 persone l’impatto sul cash-back di ogni singolo utente sarà più pesante (quindi il cash-back si ridurrà in proporzione di più) che se la medesima cerchia fosse stata composta da 20 persone.
Ogni cerchia ha le sue regole per il cash-back, che dipendono dal tipo di coperture, dal tipo di polizza, dal numero di membri ecc. In generale, il cash-back che si può ottenere è rappresentato da una griglia che dice la percentuale del premio pagato che spetta in base al numero di sinistri accaduti nella cerchia. Ad esempio in una determinata cerchia si avrà un cash-back del 30% se non è accaduto nessun sinistro, del 25% se è accaduto un sinistro, del 18% se sono accaduti due sinistri e così via. Il cash-back è rappresentato da una percentuale che verrà applicata sul premio imponibile pagato. Quindi se la tua polizza ha un premio di 100€ imponibili e il cash-back che ti spetta è del 30% otterrai un rimborso di 30€. (per qualunque dubbio, su questa pagina ci sono tutte le risposte)

Per le compagnie assicurative tradizionali, Axieme è un nuovo canale distributivo digitale da tenere in grande considerazione, poichè fa leva su diversi elementi che ai consumatori odierni e in particolare ai millennial piacciano molto, le parole chiave sono sharing economy, digitale, risparmio. Il modello peer-to-peer di Axieme è molto simile a quello di Lemonade, la startup newyorkese di cui spesso abbiamo parlato per gli ingenti investimenti ricevuti (ha raccolto finanziamenti anche da Google) e le caratteristiche innovative che la rendono unica; ma anche di diverse altre startup insurtech, dall’Europa alla Cina, che stanno dimostrando notevole potenziale.

Per questo non sta mancando alla società l’interesse da parte di potenziali investitori.

“Axieme ha già ricevuto un primo investimento pre-seed da parte di investitori privati e business angels. Ci stanno contattando diversi fondi di investimento, sia generalisti che di proprietà di compagnie assicurative, perché l’insurtech è sicuramente un argomento molto caldo in questo momento. – dice il CEO di Axieme Edoardo Monaco – E’ ovvio che qui in Italia si parla di briciole rispetto a quello che accade altrove, basta vedere gli investimenti ricevuti da Lemonade, Friendsurance o Slice, ed è per questo che stiamo interagendo anche con fondi stranieri per il nostro secondo fundraise.”‎

La startup in fondo è un broker di nuova generazione, un intermediario di assicurazioni (iscritto all’apposito registro gestito e regolamentato dall’IVASS, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni). Non vuole quindi sostituirsi alle compagnie. “Parliamo con tutti e siamo in contatto con tutti i principali gruppi assicurativi che comprendono la forza della nostra visione. – continua Monaco – Sono incuriositi, si vede che vorrebbero osare ma sono come legati da lacci invisibili o questioni interne che li fanno titubare, quindi oltre alle riunioni sono pochi quelli che si mettono realmente all’opera. Per ora possiamo tuttavia annunciare con soddisfazione di avere avviato partnership fattive con ARAG e Reale Mutua Assicurazioni.”‎

E conclude: “Vedo convergere molte energie e riflessioni su temi IT quali intelligenza artificiale e big data che, seppur fondamentali e sicuramente cruciali nell’evoluzione del settore, non possono nulla senza un cambiamento propedeutico del modello di business e della mentalità all’interno delle compagnie. Puoi avere la migliore chatbot del mondo, ma se il cliente che vi sta interagendo è un subacqueo amatoriale che vuole un’assicurazione solo per le vacanze e ti ostini a non voler assicurare quel tipo di rischio perché ragioni ancora con logiche attuariali da 20° secolo, allora la chatbot potrà fare ben poco. E’ come voler fare una torta concentrandosi su panna e zucchero (per carità fondamentali) senza accorgersi che in realtà manca ancora la teglia.”

Oltre a Edoardo Monaco, il team è formato da Luca Pomo, Matteo Gallo, Marco Pollara e ha sede a Torino.

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