Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK
Powered by

Insurtech a impatto sociale, l’esempio della svedese BIMA

Vende micropolizze nei Paesi in via di sviluppo a persone che non hanno mai avuto un’assicurazione prima, facilitando l’inclusione finanziaria e, tramite questa, l’accesso a servizi sanitari per milioni di persone. Ha già raccolto oltre 110 milioni di dollari d’investimenti

07 Feb 2018

Secondo Swiss Re il mercato delle microassicurazioni vale globalmente circa 40 miliardi di dollari. E’ in questo mercato che si muove BIMA startup insurtech di Stoccolma, di cui avevamo già parlato qui, fondata da Gustavf Agartson una sorta di eroe della sostenibilità e che infatti ha portato l’impatto sociale nel settore assicurativo.

“Quando ho iniziato a osservare i mercati emergenti – spiega Gustaf Agartson – la penetrazione della telefonia mobile era di circa il 70%, ma la penetrazione delle assicurazioni era solo del 3% circa. Gli assicuratori del mondo in via di sviluppo avevano lo stesso approccio usato nel mondo sviluppato, collegando l’assicurazione con i conti bancari. Ma moltissime persone in questi Paesi non hanno un conto bancario”.

Cosa fa esattamente BIMA?

BIMA ha creato delle micropolizze decisamente customer-centric pensando ai bisogni di una popolazione che vive con meno di 10 dollari al giorno, non ha accesso ai servizi di base (compresi quelli sanitari e finanziari), manca di quelle infrastrutture fondamentali che altrove sono date per scontate. Però hanno una cosa uguale ai Paesi più sviluppati: la telefonia cellulare.

Il modello di business di BIMA si basa sull’alleanza tra operatori di telefonia mobile e compagnie di assicurazione, in sostanza fa da ponte tra questi due provider per fornire polizze vita, salute e infortuni tramite telefono cellulare. I vantaggi emergono per tutti: i provider di servizi mobile rafforzano la propria relazione con i clienti e le assicurazioni aumentano la base clienti in mercati difficili da raggiungere, inoltre la società offre loro la collaborazione sul fronte dello sviluppo del prodotto e della distribuzione attraverso una propria rete di agenti locali “formati”: nei mercati di riferimento per BIMA è infatti molto importante creare la “cultura” sull’importanza dell’assicurazione e il contatto umano è sotto questo profilo insostituibile.

Dal canto loro, i clienti ottengono una certa copertura assicurativa a un costo per loro accessibile: la piattaforma di Mobile – Delivered Insurance permette la stipula di una polizza “pay-as-you-go” che trattiene dal credito telefonico dell’utente il pagamento della polizza, che ha una cifra molto bassa rispetto agli standard dei Paesi occidentali: con circa 5 euro si possono avere piani assicurativi per la famiglia della durata di un anno.

“Il 93% dei nostri clienti guadagna meno di 10 dollari al giorno, ha dichiarato Mathilda Strom, Ceo della società – e di questi il 54% addirittura con meno di 2,50 dollari al giorno. Ma queste persone spesso acquistano ricariche per i loro telefoni cellulari per effettuare chiamate, spesso pagando appena 50 ¢. E’ a questo costante, piccolo rivolo di reddito che BIMA attinge”. Un’esperienza di acquisto seamless, quindi, perchè la tecnologia Bima è integrata nei servizi del provider telefonico e il costo richiesto per la polizza non è percepito come un esborso in più, dato che attinge al credito “mobile” già pagato dal cliente.

L’impatto sociale è evidente. La società ha già oltre 24 milioni di clienti nei mercati di Asia, Africa e America latina, circa 575mila nuovi clienti al mese; è presente in 14 Paesi tra cui alcuni dei più poveri del mondo, come Ghana, Sri Lanka, Bangladesh, Pakistan.

BIMA ha raccolto investimenti consistenti in diversi round, ma il più recente guidato da Allianz X, il braccio venture capital di Allianz, ha sfiorato i 100 milioni di dollari, tutti destinati alla crescita di BIMA in nuovi mercati.

Quelli emergenti, dicevamo, quelli dalla parte sbagliata del “digital divide”, ma tuttavia estremante interessanti oggi per le assicurazioni che hanno raggiunto saturazione nei mercati tradizionali. Certamente, però, per raggiungere e diventare fornitori di queste popolazioni a bassissimo reddito servono nuovi modelli, come quello pensato da BIMA, che parte dalla soddisfazione di bisogni reali, molto importanti e a un costo sostenibile.

Da un punto di vista business, l’aspettativa è che, mano a mano che le fortune di questi consumatori migliorano – come spesso accade nei mercati emergenti in rapida crescita – quei piani di microassicurazione si espanderanno con loro.

“In alcuni casi abbiamo smesso di chiamarle ‘microinsurance'”, continua Strom. “È essenzialmente un’assicurazione per le persone che non l’hanno mai avuto prima.”

Ma uno dei punti di forza di BIMA, anche da un punto di vista ‘social impact’ è lo sviluppo della piattaforma tecnologica, incentrata su una customer experience completamente mobile e di facile utilizzo anche in caso di claim.

In alcuni Paesi – Bangladesh, Ghana, Pakistan e Paraguay – BIMA sta addisrittura sperimentando un servizio sanitario mobile che offre ai clienti accesso illimitato ai medici per telefono. Il primo contatto del cliente è con un medico al telefono e se il medico non può risolvere il problema, allora si aiuta il cliente a prendere un appuntamento in ospedale e l’assicurazione copre le visite.

La società prevede ora di espandersi soprattutto in America centrale.

BIMA ha vinto l’edizione 2017 del Financial Inclusion Challenge di Hong Kong, qui il video.

Articolo 1 di 5