Come la sharing economy può cambiare le assicurazioni

Quali sono le sfide che l’economia della condivisione pone alle Compagnie assicurative? Ne ha tracciato una sintesi Ian Campos, super esperto di Insurance di Capgemini, secondo il quale anche le assicurazioni tradizionali possono essere della partita se evolvono i propri modelli operativi

23 Feb 2018

Barbara Bosco

Redattore

Le piattaforme per la sharing economy come Airbnb e Uber hanno aperto nuovi scenari nelle modalità di offerta dei servizi e sul piano nuovi rischi che sollevano. Per le assicurazioni la sfida è aperta: i prodotti assicurativi per l’economia della condivisione richiederanno agli assicuratori di trasformare i loro processi aziendali, le operazioni e la comunicazione attraverso una diversa policy della catena del valore.

E’ il pensiero di Ian Campos – Executive Vice President all’interno della Global Business Unit di Global Financial Services di Capgemin e a capo del team di Global Insurance Services – di cui si può leggere il testo originale in inglese a questo indirizzo. 

La sharing economy apre nuove opportunità, ma anche un insieme di rischi che le polizze assicurativa ancora non coprono. Per esempio, la maggior parte delle polizze assicurative per proprietari di case, affittuari o veicoli personali,  generalmente non coprono attività commerciali regolari, come il noleggio della casa o l’uso del veicolo personale da parte di terzi. Le polizze tradizionali offrono una copertura limitata, che potrebbe non essere sufficiente e che non è adeguatamente veloce nelle stesse modalità di sottoscrizione.

Non sorprende che nuovi operatori assicurativi siano nati per colmare il divario e offrire una copertura più adeguata ai servizi della sharing economy. Un esempio di rilievo è Slice, New York, che offre ai proprietari di case in 20 Stati una soluzione assicurativa on-demand per le loro proprietà in affitto su piattaforme peer-to-peer (P2P). Recentemente, Slice ha iniziato a testare il suo prodotto pay-per-use destinato ai conducenti privati in servizi come Uber e Lyft. SafeShare, con sede nel Regno Unito, ha sviluppato un prodotto assicurativo basato sulla blockchain pensato per le piattaforme di condivisione. Ha collaborato con Vrumi, una startup per lo scambio di uffici P2P. Insieme forniscono copertura ai proprietari che si trovano ad affrontare perdite legate a danni e furti da parte degli affittuari.

Ian Campos mette in evidenza come ci siano fattori chiave per affrontare le sfide della sharing economy, in primis l’utilizzo di nuove tecnologie che permettono da un lato di rispondere velocemente all’evolversi dei nuovi servizi, dall’altro di tarare in maniera adeguata anche elementi come i prezzi dei prodotti assicurativi che devono allinearsi con il fatto che le piattaforme di condisione tendono a offrire servizi a basso costo.

La disponibilità sempre maggiore di dati utente dettagliati combinati con l’adozione di tecnologie come IoT, analisi avanzate, machine learning, ecc. , consentirà alle piattaforme di sharing economy di proporre prodotti assicurativi che sono meglio mirati e prezzati per i loro utenti.

Sempre più spesso, le piattaforme P2P collaborano con le compagnie tradizionali. Ad esempio, Airbnb ha stretto una partnership con Lloyd’s di Londra per fornire una polizza  ‘Protezione assicurativa Host’ a protezione dei proprietari di Airbnb.

La collaborazione tra piattaforme P2P e Compagnie può funzionare molto bene se si garantisce un’esperienza utente senza soluzione di continuità. I clienti, in particolare i Millennial che usano le piattaforme di sharing economy, desiderano un’esperienza con touchpoint digitali che consentano transazioni convenienti e istantanee su più canali e dispositivi. Le piattaforme di sharing utilizzano in genere tecnologie di natura scalabile, come il cloud computing, e sono digitalmente in sintonia con gli utenti delle piattaforme. Gli assicuratori tradizionali, al contrario, si affidano a sistemi legacy che raramente corrispondono alla velocità, all’agilità e alla flessibilità richieste da un’azienda digitale.

Serve quindi uno sforzo da parte delle Compagnie in direzione ‘digital transformation’, ma ne vale la pena secondo Campos, perché vi è una grandissima opportunità di business sviluppando prodotti specifici per l’economia di condivisione, attraverso i verticali come la condivisione del viaggio, la condivisione dello spazio a casa e l’ ufficio e la forza lavoro su richiesta.

Ma il successo e l’influenza di questi servizi è inevitabilmente legato al modo in cui saranno sfruttate le tecnologie per rinnovare completamente la gestione del rischio e le modalità operative.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Barbara Bosco
Redattore

Giornalista pubblicista e web copywriter, lavora soprattutto per stampa specializzata, web e collabora con agenzie di stampa e di comunicazione.

Articolo 1 di 2