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Salute 4.0: il nuovo ruolo delle Compagnie è nella prevenzione

Nell’era della salute 4.0 si vanno delineando nuovi scenari assicurativi. “I cittadini ci chiedono di aiutarli a occuparsi in modo sistematico e preventivo del loro benessere’ spiega Isabella Fumagalli di BNP Paribas Cardif, che ha presentato una ricerca che fotografa il rapporto con la salute degli italiani

14 Nov 2018

Dottor Google: alzi la mano chi, di fronte ai primi sintomi di un qualunque malessere, non ha ceduto alla tentazione di cercare informazioni in Rete. Prima ancora di chiedere un parere al medico di fiducia o agli esperti del settore, molto spesso cerchiamo risposte attraverso un semplice clic. L’innovazione tecnologica e l’aumento delle aspettative di vita hanno cambiato profondamente il rapporto degli italiani con la propria salute e l’approccio alle cure. Se fino a pochi decenni fa il rapporto medico-paziente era molto più diretto, oggi alla presenza dei primi sintomi di una malattia il web è diventato il vero punto di riferimento per tutte le generazioni, dai nativi digitali fino ai senior. È quanto emerge dalla ricerca “Salute 4.0: curarsi nell’era digitale, generazioni a confronto” commissionata da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia, e condotta dall’istituto di ricerca Eumetra MR, per indagare la percezione dei cittadini maggiorenni sul fronte di benessere e salute, ma anche aspetti come, la spesa per la salute, il web e le fake news, la privacy e la sicurezza, il ruolo dell’innovazione tecnologica e l’importanza del settore assicurativo privato per tutelare le famiglie.

Il web, la salute e la malattia

Il web ha cambiato radicalmente il primo approccio alla malattia: se in occasione di un problema di salute accertato ci si rivolge principalmente al proprio medico, di fronte ai primi sintomi, invece, ci si informa prima su internet per farsi un’idea, anche se per i senior il medico rimane sempre un riferimento importante. Pur consultando internet, molti reputano questo strumento poco attendibile, pensano di saper distinguere una fake news anche se il 29% del campione è “caduto”, almeno una volta, in una “bufala” del web (i giovani sono i più esposti). Di chi ci si fida quindi? Dei medici e farmacisti al primo posto (91%) e meno del web e dei social (36%).

Alla parola web, però, spesso, si associano anche le fake news. In particolare, quando si parla di informazione su un tema sensibile come quello della salute, è facile cadere in una fake news. Di quali fonti si fidano quindi gli italiani? Senza dubbio della categoria dei medici / farmacisti (91%), mentre solo il 36% considera sicuri il web e i social, il 26% le istituzioni pubbliche e il 21% i media.

Per quanto riguarda il web, la maggior parte degli intervistati (89%) è comunque consapevole che internet contenga tante inesattezze, ma il 75% non è preoccupato perché convinto di saper distinguere tra fake news e vere notizie. Nonostante questo, a livello generale sono ben 14,5 milioni gli italiani maggiorenni (29%) che hanno creduto almeno una volta a una fake news letta su internet, e i più giovani sono i più esposti.

Dal SSN alle assicurazioni private sulla salute: interesse per le soluzioni innovative

In Italia sono tanti i cittadini in difficoltà. Ben il 58% della popolazione maggiorenne ha rinunciato almeno una volta nella vita a servizi, prestazioni o medicinali a pagamento per questioni economiche. Le rinunce principali? Al primo posto rientrano le prestazioni e cure a maggior impatto come il dentista o le sedute di fisioterapia, indicate dal 52%, seguite dai medicinali e prodotti per la salute (integratori, prodotti omeopatici, ecc.) dal 36% e dagli esami preventivi e di controllo dal 35%. Quanto hanno speso gli italiani negli ultimi 12 mesi? Ben l’88% ha richiesto almeno una prestazione o ha acquistato un medicinale a pagamento, spendendo in media circa 268 euro.

E il servizio sanitario nazionale? Che cosa ne pensano gli italiani? Secondo la ricerca di BNP i giudizi sono moderatamente positivi, con sei su dieci che dichiarano di essere molto (20%) o abbastanza (40%) soddisfatti. Il SSN non è sempre apprezzato, soprattutto dai cittadini del Sud Italia e delle Isole, dove la soddisfazione non supera il 50%, ma resta comunque il punto di riferimento per gli italiani. I tempi di attesa (86%), il costo del ticket (56%), le strutture non adeguate (54%) e la qualità del servizio (51%) sono le aree più critiche.

Sono probabilmente questi alcuni dei motivi che hanno spinto molti cittadini a rivolgersi alle compagnie assicurative per proteggere la propria salute. Negli ultimi 12 mesi, infatti, il 44% dei cittadini ha sottoscritto o rinnovato una polizza. Si tratta di un mercato potenziale molto elevato: se da un lato sono tante le persone non coperte da una polizza assicurativa sulla salute, dall’altro ci sono due terzi degli intervistati che esprimono un interesse verso soluzioni di polizze innovative che offrano, oltre alla copertura in caso di sinistro, anche servizi come la rete di medici convenzionati, gli sconti o le App per monitorare lo stato di salute.

Come cambia l’assicurazione nell’era della salute 4.0: BNP Paribas Cardif e la preventive insurance

Nell’era della salute 4.0 cambiano i trend e si vanno delineando nuovi scenari assicurativi. “Se fino a poco tempo fa la compagnia era concepita come la soluzione a un problema, oggi in ambito salute ciò non basta più. I cittadini ci chiedono di aiutarli a occuparsi in modo sistematico e preventivo del loro benessere, non pagando più un danno ma aiutandoli a prevenirlo” spiega Isabella Fumagalli, Head of Territory for Insurance in Italy di BNP Paribas Cardif. Il costo è uguale ma il risultato è diverso. Come è avvenuto il cambiamento? Ascoltando i bisogni. “Negli ultimi anni abbiamo avviato un percorso di analisi per interpretare i nuovi trend dei consumatori e per capire come le nuove tecnologie influenzino e cambino costantemente le loro abitudini, considerando anche le differenze generazionali – continua la Fumagalli -. Prima con i millennials, poi con gli Over 65, adesso con la ricerca sulla salute, l’obiettivo è quello di anticipare le esigenze dei clienti partendo dai fenomeni sociali, capirne i bisogni anche in base alle fasce d’età, e ‘costruire’ insieme a loro prodotti di nuova generazione con servizi innovativi e completi. Le persone sono sempre più ispirate dalle web company, non solo i nativi digitali, e non si accontentano più di un interlocutore assente. Vogliono qualcuno che faccia parte del loro percorso di vita, chiedono di interagire, di essere coinvolti, di avere una customer experience che punti su velocità, flessibilità e facilità d’uso. Oggi più che mai dobbiamo diventare a tutti gli effetti un punto centrale nella strategia di benessere delle famiglie nel lungo periodo. Si tratta, quindi, di una sfida anche etica per tutto il settore assicurativo, in cui le Compagnie devono riappropriarsi del loro ruolo sociale.”

Un cambiamento, questo, confermato anche da Andrea Veltri, Chief Marketing Officer & Strategy di BNP Paribas Cardif in Italia: “Dobbiamo cambiare pelle. Dobbiamo diventare un attore del mondo della salute: l’assicurazione può diventare il pivot di un ecosistema che usa tecnologia e assistenza per la prevenzione. Dobbiamo passare da quelli che pagano a quelli che aiutano a prevenire: il nostro nuovo volto è la preventive insurance” spiega Veltri. La promessa dell’assicurazione al cliente non è più ‘ti pago perché ti sei ammalato’ ma ‘cerco di non farti ammalare’. E in questo contesto la tecnologia è importante ma è l’ecosistema con più attori che fa la differenza: “Immaginate ad esempio un Apple watch con capacità di segnalare al personale medico il malessere di un utente che viene raggiunto da un’ambulanza e trasportato nell’ospedale più vicino, dove viene poi sistemato in camera privata perché ha la polizza che paga intramoenia” continua il Chief Marketing Officer & Strategy di BNP Paribas Cardif in Italia.

L’assicurazione, dunque, ha fatto proprio il detto tipicamente medico ‘prevenire è meglio che curare’: non a caso BNP Paribas Cardif sta creando degli health corner dentro le agenzie BNL dove i clienti potranno andare in uno spazio privato a fare da soli analisi grazie ad app e strumenti IoT connessi. “Grazie alla startup D-Heart, che BNP Paribas Cardif ha selezionato nel percorso dedicato alle giovani imprese, quando l’utente entra nell’health corner tramite app visualizza un video per imparare a mettere correttamente gli elettrodi ed eseguire un elettrocardiogramma” spiega Veltri. In questo modo vengono effettuate “diagnosi preventive con risultati che, se il cliente è d’accordo, verranno inviate a un medico che in quindici minuti fornirà il referto”. Non solo. “Abbiamo deciso di unire questa attività con un’altra identica che facciamo in Kenya: grazie alla collaborazione con AMREF, per ogni corner aperto in BNL ne apriamo uno in Kenya, per ogni referto effettuato in BNL ne facciamo un gratis in Kenya. E il messaggio che vogliamo trasmettere è questo: non facciamo solo customere experience, ma vogliamo consentire a un cliente che ha un cardiologo a chilometri di distanza di ottenere la prestazione in tempo reale. Ecco il cambiamento e il nuovo ruolo dell’assicurazione” conclude Veltri.

Innovazione e salute: dai servizi tecnologici all’Intelligenza Artificiale ai robot

Per la cura del benessere il 77% degli italiani usa la tecnologia tra internet (55%), App per smartphone e/o PC (45%) e i wearables (29%).

Quasi otto italiani su dieci, quindi, usa la tecnologia per tenersi in forma, ma la rivoluzione digitale riguarda anche la parte dei servizi. Per questo è stato chiesto agli italiani quanto prenderebbero in considerazione alcuni servizi tecnologici se fossero disponibili tramite App. Primi tra tutti, a pari merito con l’80%, sono stati segnalati la cartella clinica elettronica e la rete di medici specialisti a disposizione in caso di necessità. Le App o strumenti per monitorare il proprio stato di salute sono indicati dal 76%, gli sconti per le cure attraverso una rete di medici specialisti o dentisti convenzionati dal 75%.

E per quanto riguarda l’Intelligenza artificiale? Nonostante la maggior parte degli italiani abbia sentito parlare di AI applicata alle pratiche mediche, ben l’84% non rinuncerebbe mai al rapporto umano con un medico. Per otto su dieci, infatti, la tecnologia deve supportare il medico aiutandolo a fare meglio il suo mestiere, non sostituirlo.

“Ci si chiede spesso se le macchine rimpiazzeranno i medici, io rispondo che il medico insieme alla macchina lavora meglio di un medico senza macchina. L’intelligenza artificiale, ad esempio, sta modificando in modo particolare il percorso nella diagnosi precoce dei tumori” spiega Giulia Veronesi, responsabile della sezione di chirurgia robotica dell’Istituto clinico Humanitas di Milano. “Fino a poco tempo fa per effettuare uno screening il paziente veniva sottoposto a una tac poi elaborata dal radiologo, il quale spendeva un certo numero di minuti per fare la diagnosi. Attualmente abbiamo a disposizione software estremamente sofisticati che in un clic sono in grado di elaborare una mappa della tac, i noduli sospetti con rischio di malignità, aggressività del tumore e prognosi sulla percentuale di sopravvivenza del paziente. Questi software sono in fase di evoluzione e sviluppo” continua la dottoressa Veronesi. Tutto ciò con riduzione dei costi e dei tempi di screening. E in sala operatoria? La tecnologia è arrivata anche lì. “Innanzitutto il robot ci permette di allontanarci dal paziente, stiamo comodi su una consolle e, grazie a strumenti digitali, possiamo effettuare una chirurgia molto più delicata e precisa”. I robot, dunque, aumentano le capacità tecniche del chirurgo e, la prossima rivoluzione riguarda la possibilità di aumentare le capacità cognitive del medico. “L’intelligenza artificiale – spiega ancora la dottoressa Veronesi – in futuro metterà insieme tutte le intelligenze dei singoli esperti di ogni campo creando un grande cervello umano.

Arriveremo così a una grande rete di conoscenze e il robot interverrà in maniera sempre più preponderante sul processo decisionale del medico”.

Privacy e Sicurezza: l’interlocutore è al centro

Per gli italiani la privacy sulla salute è un aspetto molto importante e non tutti affiderebbero a chiunque le proprie informazioni in materia di salute. E questo non cambia con l’introduzione di nuovi dispositivi tecnologici. In media, solo poco più della metà (55%) condividerebbe tramite device o simili le proprie informazioni, e i più restii sono ovviamente i Senior. In questo caso l’interlocutore della condivisione conta molto. Se si tratta del proprio medico o farmacista, infatti, la disponibilità sale di molto (83%). Dopo il medico e i farmacisti, le istituzioni e le aziende farmaceutiche, sorprendentemente rientrano le assicurazioni, indicate dal 9% dei casi.

La salute come valore aziendale: Findomestic e il lavoratore come ambassador della salute

Un’assicurazione familiare per tutto il nucleo familiare, un’assicurazione che copre tutte le spese mediche in caso di infortunistica e non solo. Findomestic crede nel valore della salute e vuole trasmetterlo ai suoi dipendenti. “Abbiamo lavorato sulla prevenzione: mettiamo a disposizione dei nostri dipendenti carpooling e bike sharing, collaboriamo da anni con l’Ail (Associazione contro le leucemie) e con l’Ant (Associzione azionale tumori), mettendo a disposizione dei lavoratori visite mediche preventive che vengono effettuate dai medici delle associazioni” spiega Simona Piva, responsabile del Piano HR 2020 di Findomestic.

L’anno scorso però l’istituto di credito è andato oltre. “Abbiamo voluto sviluppare una sorta di cultura del benessere e della salute per far diventare il dipendente un ambassador. È stato lanciato così il programma In Salus, partito a fine settembre scorso, per diffondere la cultura dello stare in forma: dall’attività sportiva all’alimentazione ai programmi per smettere di fumare. Obiettivo: migliorare lo stile di vita attraverso la consapevolezza. Tutto in azienda. Tutto sul posto di lavoro. Perché, come diceva Schopenhauer, “La salute non è tutto, ma senza la salute tutto è niente”.

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