L'EDITORIALE

Tre rivoluzioni che spingono l’insurtech

Alla quarta rivoluzione industriale, quella generata da internet, si sono aggiunti l’avanzata dei Millennial e l’aggressione del coronavirus. La trasformazione digitale dell’industria assicurativa non è più solo un’opportunità ma una necessità per avere aziende competitive, sostenibili e sicure

11 Set 2020

Giovanni Iozzia

Direttore responsabile

Photo by Linus Nylund on Unsplash

Le cose accadono sempre per la concorrenza di diversi fattori che, ad un certo punto, arrivano a maturazione o esplodono. È quel che sta accadendo per la trasformazione digitale della nostra società, dai comportamenti quotidiani al business. Alla cosiddetta quarta rivoluzione industriale, in atto da tempo, si è aggiunta in questo bisestile la pandemia da coronavirus. Mentre incombe un passaggio generazionale di cui è ancora poco chiaro l’impatto.

Di fronte a questa pressione della storia pochi possono resistere, molti lo stanno comprendendo ma non sempre la velocità di reazione è quella necessaria. Succede in molte industry, sta accadendo anche nell’insurance, dove crescono gli investimenti ma non sempre la consapevolezza delle aziende. Soprattutto in Europa, ancora di più in Italia. Se ne parlerà molto in occasione del primo Italian Insurtech Summit del 17 settembre.

La rivoluzione generazionale: l’impatto dei Millennial

Partiamo dalla terza rivoluzione, quella portata dal passaggio generazionale. Una evidenza: per la prima volta nelle prossime elezioni americane la maggioranza degli elettori non sarà più costituita da Babyboomers (gentili signori nati tra la fine della seconda Guerra Mondiale e i mitici Anni Sessanta) ma da Millennials (baldi giovanotti arrivati al mondo fra l’inizio degli anni Ottanta e la metà dei Novanta e non dopo il 2000, come spesso si crede…). Negli Stati Uniti è scattato l’allarme, perché la demografia è politica (e Trump potrebbe scivolare proprio su questo slittamento anagrafico) ma anche economia (e gli States hanno  ben chiaro da tempo dove sta il futuro, anche se in competizione con la Cina, vista la quantità di investimenti in genere sul digitale e in particolare sul fintech).

Il Vecchio Continente, Italia compresa, invecchia di più ma il tempo scorre comunque: cambiano culture, abitudini, comportamenti. Agli uomini e alle donne che crescono le assicurazioni sanno di non poter più presentarsi con le stesse proposte, e nelle stesse modalità dell’ultimo mezzo secolo, come hanno fatto con nonni e genitori. Le polizze digitali non arrivano ancora all’1,5% del mercato ma non sarà ancora così per molto. Già oggi il 55% dei millennial si dichiara pronto ad utilizzare nuovi prodotti assicurativi, purchè in linea con le proprie esigenze e on demand, dice un’indagine dell’Italian Insurtech Association. E il suo presidente Simone Ranucci Brandimerti dice in un’analisi pubblicata su EconomyUp: “Ci aspettiamo quindi in poco tempo un mercato assicurativo diverso, più digitale, più tecnologico e sicuramente più grande”. Arriveranno certamente nuovi player e, se l’offerta tradizionale non si aggiornerà, potrebbero persino diventare leader di segmenti di un mercato della protezione e del benessere inevitabilmente destinato a crescere.

La trasformazione digitale inevitabile

Ecco perché la trasformazione digitale, uno dei numerosi, diversi e anche controversi portati della quarta rivoluzione industriale, diventa necessaria per garantire un futuro ad aziende e persino a intere filiere. Ritengo sarebbe molto utile per chi governa oggi le grandi compagnie (e non solo per i loro CIO, CIIO, CInO o Innovation Manager) andare a vedere su che cosa stanno puntando i 5 principali investitori fintech (si chiamano Sequoia, 500 Capital, Ribbit Capital, Accel, Global Founder Capital) e quanti soldi.

L’untouched society generata dal virus

Se non ce ne fosse stato abbastanza, è arrivato il Covid-19 e con esso la prospettiva di una untouched society, visto che dovremo imparare a convivere con i rischi dei virus, come da tempo ci aveva avvertito Bill Gates(rivedi qui il suo intervento al TED). Nessuno può escludere che, superato il coronavirus, non ne arrivi un altro più o meno misterioso e minaccioso. Il digitale non è più, quindi, solo una opportunità ma diventa una necessità. Permette di ridurre i costi, migliorare il servizio, ampliare l’utenza potenziale. Ed è più sicuro, ovviamente se non saranno dimenticati gli investimenti in cybersecurity.

Il digitale è il primo punto del piano europeo che accompagna il Recovery Fund. Ci sarà una disponibilità di risorse finanziarie come mai in passato. Ma serviranno a poco se l’intero sistema delle aziende non farà la sua parte. Assicurazioni comprese.

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Giovanni Iozzia
Direttore responsabile

Direttore di EconomyUp e InsuranceUp, ha studiato sociologia ma da sempre segue la tecnologia. È stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.

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